Politica e Sanità
21 Gennaio 2016«In un momento di forte crisi per il comparto del farmaco, promuovere le condizioni per la costruzione di pericolosi oligopoli economici da parte dei grandi Capitali pronti a entrare nelle farmacie italiane frustrerebbe quella funzione socio-assistenziale da sempre svolta dal farmacista al servizio della collettività». Lo sottolinea in una nota il presidente di Federfarma Servizi plaudendo all'intervento della Commissione permanente al Senato sul Ddl concorrenza in merito al rischio «che l'articolo 48 legittimi la creazione di posizioni dominanti nella distribuzione farmaceutica». Un altro motivo di apprezzamento per Federfarma servizi riguarda la preoccupazione espressa dalla Commissione sulla necessità «di prevedere termini e requisiti più rigorosi che garantiscano la direzione della farmacia da parte di un socio farmacista dotato di concreta e comprovata esperienza professionale. Come si legge nel parere della Commissione, occorre ricordare sempre le peculiari natura e funzione del farmaco, che con i suoi effetti terapeutici va tenuto distinto in modo sostanziale dalle altre merci» continua la nota di Federfarma Servizi.
«L'unico professionista che da sempre svolge con premura deontologica un ruolo sanitario all'interno dei presidi territoriali nazionali- quali devono essere considerate le farmacie- è e deve rimanere il farmacista» ricorda Mirone. Da Federfarma Servizi arriva anche qualche perplessità sul tema delle incompatibilità sulla partecipazione alle società titolari della gestione di farmacia da parte di categorie di soggetti che svolgono attività potenzialmente in conflitto di interessi con il bisogno di salute del paziente (vedasi l'attività di prescrizione di medicinali, di informazione scientifica farmaceutica, di produzione e intermediazione).
Per Mirone «il distributore farmaceutico non corre alcun rischio di questo tipo e il legislatore lo comprese già dieci anni fa quando in sede di elaborazione del D. Lgs. 219/2006 escluse l'incompatibilità tra l'attività di distributore all'ingrosso e quella di farmacista. La preoccupazione, piuttosto» continua Mirone «dovrebbe essere quella di regolamentare in modo più preciso i requisiti necessari per il rilascio dell'autorizzazione alla distribuzione, così da evitare che accanto ai distributori realmente accreditati vi siano anche altri soggetti intenti a sottrarre farmaci al mercato nazionale per trarre maggiori guadagni dalla vendita all'estero. L'introduzione di un'eventuale incompatibilità per il farmacista tra la gestione di una farmacia e l'attività di distribuzione intermedia» continua la nota «non risolverebbe alcun presunto conflitto di interessi, né consentirebbe -purtroppo- di risolvere l'annoso problema della carenza dei farmaci, come alcune forze politiche vorrebbero far intendere».
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