Regolamento Ue su sperimentazione, Scaccabarozzi: creerà nuovi posti di lavoro
«Il regolamento europeo rappresenta un momento chiave per poter fare anche nella ricerca quello che abbiamo fatto nella produzione industriale e nella manifattura». È quanto dichiara a Farmacista33 il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi (foto), non nascondendo la sua soddisfazione per il regolamento 536/2014 sulle sperimentazioni farmacologiche che dal 2018. Secondo Scaccabarozzi, quando sarà cioè a pieno regime, permetterà di avere un'unica centrale di riferimento tra tutti i Paesi europei. «L'Italia ha le caratteristiche per una posizione di leadership: ottimi ricercatori, start up nel biotech, partnership pubblico-privato, eccellenze» sottolinea «nelle terapie avanzate. E con una sempre maggiore collaborazione tra Istituzioni e attori del sistema ce la possiamo fare». L'intento del nuovo regolamento è quello di individuare precocemente le aree su cui intervenire affinché l'eccellenza dell'intero sistema nel campo della ricerca clinica si traduca in ulteriori opportunità di crescita e di attrattività per il settore, considerando che le sperimentazioni cliniche importanti richiedono elevati standard di affidabilità e competenza. «L'industria del farmaco è diventata nel nostro Paese, un punto di riferimento per tutto il mondo e ci piacerebbe fare lo stesso nella ricerca. L'Europa» aggiunge il presidente di Farmindustria «ci da questa opportunità predisponendo un regolamento che dovrebbe facilitare nei suo intenti le modalità con cui si fa innovazione. E avendo due anni abbondanti di anticipo, avremo l'occasione per farlo al meglio». Che l'industria del farmaco sia diventata, effettivamente, un grosso volano per il nostro Paese è stato più volte ribadito, e per Scaccabarozzi nodo cruciale della filiera sono tutti i lavoratori del settore. «Non penso solo a quelli che già lavorano in questo settore, ma a tutti coloro che ci lavoreranno nel prossimo futuro. Abbiamo già avuto, nel corso dell'ultimo anno, 5000 nuovi assunti per la metà sotto i 30 anni. È stato uno sforzo non indifferente ma vorremmo riuscire a fare altrettanto anche nell'ambito della ricerca e dell'innovazione. E ora ne abbiamo la possibilità».
Rossella Gemma
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