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Politica e Sanità

29 Gennaio 2016

Celiachia, ministero Salute: fenomeno in crescita. Aic: troppi casi non diagnosticati


Gli italiani con diagnosi di celiachia erano 172.197 nel 2014: è uno dei molti dati contenuti nella relazione annuale al Parlamento sulla celiachia redatta dal ministero della Salute. Il numero delle diagnosi cresce in termini assoluti, oltre 7.700 i casi in più, ma il tasso di crescita è in netta diminuzione: eravamo abituati a un tasso di crescita di circa il 10% che quest'anno si è più che dimezzato e, come spiega Caterina Pilo, direttore generale dell'Associazione italiana celiachia (Aic), non è una buona notizia. «Sappiamo che la celiachia, in Italia e nel mondo, colpisce circa l'1% della popolazione, e questo significa che nel nostro Paese i casi di celiachia non diagnosticata sono molti. Ci chiediamo - riflette Pilo - se non influiscano fenomeni come l'autodiagnosi o il ricorso arbitrario a diete senza glutine (magari sulla base di informazioni raccolte in rete o sulla spinta del mercato) che possono mascherare la celiachia stessa.

È una criticità notevole, perché la celiachia non diagnosticata porta a complicanze molto gravi per l'individuo che poi sono a carico di tutta la collettività: sono persone che stanno male, accedono al Ssn magari sottoponendosi a esami non utili che vanno a indagare in maniera errata malattie che non esistono e gravano così sul sistema. Bisogna quindi ragionare anche in termini di pianificazione e di sostenibilità della spesa». Molte speranze sono affidate all'entrata in vigore, prevista per il prossimo anno, del nuovo protocollo di diagnosi che è stato recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale per opera del ministero della Salute. Caterina Pilo rileva nel documento presentato al Parlamento anche alcune buone notizie, come «la crescita dei corsi di formazione per gli operatori della ristorazione, previsti dalla Legge 123 del 2005, e una sensibilizzazione crescente della sanità pubblica. C'è però un calo in picchiata degli investimenti: la stessa Legge fissava 600 milioni di euro all'anno per questi corsi, mentre oggi ne stiamo allocando poco più di 40 mila; così, l'impegno di tre milioni di spesa annuale per garantire il pasto senza glutine nelle mense pubbliche si è tradotto nei 934 mila euro documentati nella relazione».

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