Politica e Sanità
17 Febbraio 2016Storie di farmacisti, storie straordinarie della loro quotidianità ordinaria per esprimere il loro ruolo sociale ed etico della professione. Questa è la storia di un defibrillatore che non c'era e che forse avrebbe salvato una vita. La racconta Maurizio Bisozzi della farmacia Bisozzi ed è una delle tante storie che i lettori hanno inviato a Farmacista33 nell'ambito del contest Farmacia Etica Marco Belli e Marco Masini che sarà ospitato da FarmacistaPiù.
Avrà avuto forse una settantina d'anni, il capo bianco, ha barcollato appoggiandosi al muro e si è accasciato portandosi una mano al petto. A pochi metri da una piccola farmacia al centro di Roma. Qualcuno entra gridando in farmacia, mentre altri, concitati, chiamano l'ambulanza. Non c'era battito carotideo, il farmacista allenta il colletto dell'anziano e inizia un massaggio cardiaco. Quindici compressioni sulla gabbia toracica, come imparato ai corsi, alternati da due insufflazioni in una bocca che perde un rivolo di saliva, il professionista passa veloce dal petto alla testa dell'infortunato. Non c'è reazione, ma speranza e camice bianco non mollano, in attesa che arrivi l'ambulanza dal deposito a circa duecento metri dal lì. Passano dieci minuti, poi venti, il farmacista comincia a essere stanco e sfiduciato, ma solo quando finalmente arrivano i soccorsi si stacca dal corpo, come purtroppo la vita ha fatto già da qualche minuto. Più tardi passano i parenti a ringraziare per il tentativo fatto, passa quasi tutto il quartiere, tra chi ha assistito e chi ha avuto la notizia, in fondo ogni quartiere è solo un piccolo paese. Il farmacista reagisce con stanchezza, quasi fastidio, ha un tarlo che lo rode e non lo farà dormire per un pezzo.
Sa che il destino è tessuto dalle Parche, basta un niente e il filo si recide, ma se avesse avuto ancora il defibrillatore. Perché non era obbligatorio, ma lui l'aveva comprato di tasca sua, cinque anni fa e lo teneva a portata di mano all'ingresso della farmacia. Quando ancora la farmacia poteva permettersi di essere un presidio sanitario immediato per il cittadino, prima che le liberalizzazioni dei prezzi delle medicine e degli orari di apertura esaltassero le farmacie-supermercato - quelle dove si entra con il carrello della spesa - e soffocassero i bilanci delle piccole realtà di quartiere. Quelle che costituivano la preziosa rete di assistenza sul territorio, quelle che hanno dovuto ridurre personale, orari e per forza di cose servizi al cittadino, quelle che non possono competere con il "prendi 4 paghi 2" dei gruppi finanziari alle spalle delle grandi farmacie.
Il defibrillatore l'aveva comprato di tasca sua, perché nel Paese dei cacciabombardieri come bruscolini, non ci sono mica i 1500 euro per dotare le farmacie di un apparecchio che salva la vita, sapete, la spending review non guarda in faccia nessuno, nemmeno la morte. E dopo cinque anni la batteria era esaurita e andava cambiata, costava 500 euro, il prezzo di una vita umana che oggi i fautori del libero Mercato e i Ragionieri del risparmio dello Stato hanno deciso essere troppo alto. Chissà se qualcun altro terrà compagnia al farmacista nelle sue notti insonni, perché lui già ha cominciato a non dormire da quel giovedì 17 ottobre, quando una vita si è spenta in Circonvallazione Trionfale a Roma. Lo so bene, perché sono io.
Maurizio Bisozzi - Farmacia Bisozzi
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