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Politica e Sanità

01 Marzo 2016

Prezzo farmaci, su accordi tra Aifa e case farmaceutiche audizione alla Camera


Trasparenza o riservatezza negli accordi stipulati dall'Aifa con le case farmaceutiche in materia di prezzo dei farmaci? Alla questione con punti di vista diversi hanno risposto nel corso di un'audizione in Commissione affari sociali alla Camera diversi interlocutori da Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, a rappresentanti della Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo) fino alla casa farmaceutica Roche. Un «eccesso di trasparenza» negli accordi per il prezzo dei farmaci tra Aifa e case farmaceutiche può danneggiare la concorrenza, ha sottolineato Fausto Massimino, direttore legal governance and compliance della Roche. L'azienda «ha utilizzato in Italia la clausola di riservatezza. Se si viene a conoscenza della negoziazione, le altre aziende potrebbero assumere un comportamento comune. Questo potrebbe ledere alla concorrenza» ha precisato.

«Rendendo pubbliche le trattative» ha detto Massimino «le aziende saprebbero quanto si è disposti a pagare per quel farmaco in particolare». E allora «so già qual è il punto di caduta e come azienda mi fermo, non sono incentivata ad abbassare il prezzo» del farmaco. Il prezzo che viene pubblicato in Gazzetta ufficiale «è quello più alto, poi possono essere applicate le riduzioni». E a calcare la mano è stato, invece, Silvio Garattini, che tre giorni dopo l'audizione ha inviato alla commissione Affari Sociali una memoria scritta che ha poi reso pubblica sul suo sito. Il fondatore del "Mario Negri", parte con un giudizio severo sul segreto nella contrattazione dei prezzi, che in assenza di regole prestabilite, definisce «una pratica preoccupante, che tra l'altro non pare abbia precedenti nell'acquisto di beni e servizi da parte di strutture pubbliche. Se il segreto sui prezzi dovesse estendersi - spiega Garattini - rappresenterebbe un vulnus alla trasparenza che deve caratterizzare tutte le azioni che impiegano fondi pubblici. Si può accettare una segretezza durante la trattativa, ma poi il non sapere il prezzo di ciò che si prescrive genera confusione».

Secondo il farmacologo, l'industria oggi tende a fare «relativamente poca ricerca intramurale, preferendo piuttosto realizzare un'attività di scouting a livello internazionale, acquistando prodotti promettenti da piccole industrie start-up, spesso sostenute da fondi pubblici». Ad esporre la posizione della Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo), è Arturo Cavaliere, referente Sifo presso Fofi e Federfarma. «In tema di commercializzazione di farmaci innovativi ad alto costo, e quindi di successiva negoziazione da parte dell'Aifa - ha spiegato Cavaliere - crediamo fortemente che si possa trovare quello strumento normativo, che ottemperi la competitività sui prezzi ma allo stesso tempo non prescinda dal concetto cardine di trasparenza che è enunciato nella direttiva 89 della Comunità Europea». Ed ha poi aggiunto che «pur riconoscendo l'ottimo lavoro fatto da Aifa in sede di negoziazione dei prezzi, e che ha fatto sì che l'Italia abbia di media i prezzi più bassi tra i Paesi membri, quello che immaginiamo in una visione futura è che questi farmaci autorizzati da Ema possano essere negoziati da un organo indipendente centrale europeo che stabilisca un costo medio standard, che sarebbe poi rinegoziato dagli enti regolatori dei singoli Stati membri in base al proprio Sistema sanitario nazionale».

Rossella Gemma

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