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Politica e Sanità

01 Marzo 2016

Spesa farmaceutica, Garattini: sale per boom antitumorali, si punti su generici e biosimilari


Fino a ieri antimicrobici e farmaci cardiovascolari erano le categorie più vendute, o meglio, più pagate dal servizio sanitario, e passavano dalla penna del medico di famiglia. Ma dal 2014 il valore più alto nella spesa degli italiani l'hanno gli antitumorali somministrati in ospedale. «Nel 2014, la spesa per antitumorali, 3,2 miliardi in valore, ha superato quella per gli antibiotici (2,9 miliardi) e per i farmaci per l'apparato cardiovascolare (2,7 miliardi)», spiega Silvio Garattini presidente dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. «Colpa dell'invecchiamento della popolazione ma soprattutto del prezzo delle dosi che fa lievitare la spesa Ssn in valore». Sempre nel 2014, le spese per assistenza farmaceutica ospedaliera e distribuzione diretta sono aumentate del 6 e dell'8% mentre la spesa nelle farmacie territoriali è diminuita del 2%. Quest'ultimo segmento peraltro, avverte Garattini, «una volta depurato da compartecipazioni, ticket, differenza pagata dai pazienti tra prezzo del farmaco branded e prezzo del generico pagato dal Ssn, scende di circa 3,8 miliardi a 8,5 miliardi»: un valore che guarda da più vicino i livelli, cresciuti, della spesa ospedaliera. Non appare sotto controllo la spesa complessiva, 26 miliardi tra pubblico e privato cui aggiungere 350 milioni di omeopatia più i parafarmaci.

«Nel 2015 è aumentata del 7,8%, e poco ha potuto frenarla l'uscita di principi attivi di fascia A dalla tutela brevettuale. Sul territorio si osserva peraltro una certa tendenza a compensare la diminuzione del valore dei prodotti prescritti (-20%) con un aumento del numero delle prescrizioni che in otto anni dal 2006 sono cresciute del 60%». Pur scese da 777 a 621, e pur scontando un ritardo medio di un anno dalla registrazione in Ema, le autorizzazioni di nuovi farmaci sono tante e impattano in un mercato in cui in tutto sono 16547 le tipologie di confezioni in vendita: «Si potrebbe tagliare di un 50% senza gravi conseguenze per i pazienti - dice Garattini - e si potrebbe spendere meno responsabilizzando i medici nel prescrivere farmaci generici». Ma soprattutto, per contemperare equità nelle cure e sostenibilità della spesa, «non va persa la scommessa dei biosimilari, le molecole biologiche a brevetto scaduto. Ne stanno arrivando numerose. Un similare del Trastuzumab prodotto in Norvegia costa 31 euro al grammo mentre in vendita la stessa molecola al Ssn costa svariate volte di più».

Mauro Miserendino

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