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Politica e Sanità

04 Marzo 2016

Ddl Concorrenza, Marinello (Ap): nelle società passaggio graduale a maggioranza professionisti


Un filo rosso lega le recenti denunce dell'Antimafia sul rischio di infiltrazioni di capitali mafiosi nella sanità e nelle farmacie alla spaccatura trasversale alle forze politiche che in Senato s'è verificata ieri sul disegno di legge concorrenza. Il Governo aveva presentato il testo in commissione Industria dove era pronto un "corpus" di vari emendamenti tra cui quello volto ad affidare ai dentisti i due terzi del capitale delle società operanti in odontoiatria sostenuto da Andi e quello mirato a porre limiti alla partecipazione di capitale sociale nelle farmacie. Gli emendamenti citati però non sono passati. Si evidenziano tuttavia orientamenti opposti negli stessi partiti. Citando il rapporto della Direzione Antimafia a Reggio Calabria, che sottolinea operazioni con le Pa al Sud a rischio "ripulitura" di denaro proveniente dal commercio di stupefacenti delle mafie con il Sudamerica, Giuseppe Marinello (Area popolare), ha invitato il Governo ad essere cauto nell'aprire la sanità ai grandi capitali. «Mi sono rifatto sia alle vicende spagnole che hanno interessato Vitaldent (i vertici sono accusati di aver preso in contanti il quantum dovuto dai "franchisee" per utilizzare il marchio, ndr) sia alle riflessioni riportate giovedì 3/2 su Corsera dal Procuratore Ilda Boccassini sui passaggi di proprietà di farmacie a favore di esponenti legati a famiglie calabresi "discusse"». Martedì ci sarà un confronto tra gruppi. Eventuali modifiche al testo restano possibili.

«C'è trasversalità sul tema - dice Marinello - c'è chi come me sostiene il punto di vista di Ordini ed Associazioni professionali secondo cui la qualità della prestazione sanitaria non può prescindere da un rapporto fiduciario medico-paziente e chi in nome di aperture alla concorrenza risponde a logiche che privilegiano le leggi del libero mercato: un braccio di ferro Confindustria- Professioni, si potrebbe dire. Ma il fatto è che dietro alcune operazioni "di capitale" si celano interessi opachi. La mia idea è che si potrebbe mediare con un "testo-due" che gradui l'applicazione di norme volte a rafforzare presenza e ruolo decisionale dei professionisti sanitari nelle società. L'applicazione immediata di certe regole produrrebbe effetti negativi. Ci sono società che hanno i maggiori apporti da soci di capitale, se chiediamo loro di regolarizzarsi subito devono vendere le quote e si potrebbero innescare fenomeni speculativi e spiacevoli. Si dovrebbe prevedere un periodo di 12-24 mesi nel quale le società regolarizzerebbero la loro posizione. E -nel caso dell'odontoiatria - ci sarebbe il tempo per graduare la fuoriuscita di capitali in vista dell'acquisizione di due terzi della società da parte dei professionisti. In tal modo, si potrebbe contemperare le due posizioni».

Mauro Miserendino

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