Politica e Sanità
04 Aprile 2016Nella visione di un farmacista territoriale sempre più coinvolto nella distribuzione di farmaci innovativi, in particolare gli oncologici, nascono esperienze e progetti come la Farmacia oncologica, presentato a marzo a Farmacistapiù. Nella stessa direzione va l'esperienza piemontese sugli ex Osp2 di cui Alessandro Comandone della Rete Oncologica Piemonte Valle d'Aosta, dà testimonianza in questa lettere inviata alla Redazione.
Gentile Redazione, alla luce di quanto discusso in occasione della manifestazione FarmacistaPiù dal dott. Verusio in merito alla "farmacia oncologica ed il ruolo del farmacista", ci preme condividere l'esperienza piemontese avviata due anni fa. La necessità di rimodulare la spesa farmaceutica insieme alla volontà di rendere capillari i servizi resi al paziente sul territorio hanno portato l'Aifa a riclassificare i farmaci ex Osp2 in A-Pht prontuario della distribuzione diretta per la continuità assistenziale H ospedale - T territorio. Se i farmacisti territoriali fossero chiamati a partecipare alla distribuzione di detti medicinali, non potrebbero comunque farlo se non adeguatamente formati su una materia che la stragrande maggioranza di loro non ha mai approfondito durante il percorso accademico. La recente normativa relativa alla dispensazione degli ex Osp2 da parte delle farmacie territoriali può essere letta sotto due profili diversi e per molti versi contrastanti. Se da un lato infatti la normativa pone al centro in modo positivo la figura del malato, ivi compreso quello oncologico, facilitando anche la dispensazione del medicinale antineoplastico in farmacie di comunità vicine al luogo di residenza, evitando in tale modo lunghi trasferimenti verso il centro oncologico ed attese in ambulatori e Day Hospital, dal lato opposto si ravvedono difficoltà che solo grazie ad un completo e capillare processo culturale che coinvolga il malato, le famiglie, il medico di famiglia ed il farmacista possono essere superate.
Infatti, da circa un ventennio la dispensazione e la somministrazione dei medicinali antineoplastici avviene esclusivamente all'interno di strutture ospedaliere approvate e accreditate dalla regione di competenza. Questa prassi, ormai radicata, ha portato l'oncologo, il farmacista ospedaliero e l'infermiere ospedaliero ad una expertise specifica e pressoché esclusiva. Il malato stesso sa che in caso di effetti collaterali, di tossicità o di intolleranza può rivolgersi all'oncologo curante che conosce il farmaco in modo approfondito. Tale expertise deve essere condivisa con le altre figure professionali che, non avendo certamente acquisito la conoscenza di questi farmaci dagli studi accademici, dovranno avere accesso a corsi di formazione dedicati e specifici. La seconda finalità della normativa è quella di ridurre l'ammontare della spesa farmaceutica: la Dpc ha indubbiamente consentito, in particolare alla Regione Piemonte, di abbattere i costi sostenuti per la fornitura agli assistiti dei medicinali inseriti nel Pht, anche se al momento non è ovviamente possibile effettuare alcune valutazioni oggettive sugli ex Osp2. Le riflessioni sono state condivise con le figure sanitarie presenti sul territorio: emerge infatti, in seguito alla DGR 26-6900 del dicembre 2013, la necessità di coinvolgere farmacisti di comunità, infermieri e Mmg nella gestione di molecole fino ad oggi appannaggio dell'ospedale. Nel caso delle molecole antitumorali la nuova gestione prevede una puntuale e chiara formazione delle figure sanitarie coinvolte al fine di correttamente gestire la terapia del paziente. In attesa di sviluppi futuri è comunque necessario preparare i professionisti del territorio ad affrontare le tematiche di valutazione dell'efficacia e della tossicità del farmaco antineoplastico, al fine di ridurre i rischi per i malati e ottimizzare il risultato dei trattamenti. Al fine di facilitare l'aspetto del counseling in farmacia, sono state redatte, in collaborazione con l'Asl di Asti, delle "schede informative indipendenti" per ogni medicinale degli exOsp2.
Tali schede, che derivano dalla consultazione di fonti bibliografiche autorevoli, quindi avranno il compito di aiutare il farmacista nella pratica quotidiana, fornendogli uno strumento di facile e veloce consultazione. I promotori del Progetto InterAteneo in Farmacia di Comunità insieme alla Commissione Oncologica Regionale (Cor) della Regione Piemonte, hanno organizzato a Torino due convegni sui medicinali ex Osp2 in generale e, nello specifico, sulla gestione degli ex Osp2 antitumorali al di fuori del circuito ospedaliero. L'obiettivo, una volta risolto l'iter delle modalità prescrittive, è di estendere la formazione a livello regionale, coinvolgendo gli attori locali dell'oncologia, al fine di incominciare la sperimentazione e raccogliere i primi risultati inerenti alla nuova gestione degli ex Osp2 ed alla soddisfazione del paziente. Nella primavera 2014 la precedente amministrazione aveva dimostrato interesse nel costruire i nuovi percorsi; successivamente il Progetto fu presentato alla Direzione dell'Assessorato alla sanità dell'attuale Giunta: la scorsa primavera furono definite e condivise e basi per attivare le nuove modalità distributive, ma ad oggi, alla soglie di una nuova primavera, è tutto in stand by.
Paola Brusa
Facoltà di Scienze e Tecnologia del Farmaco
Alessandro Comandone
SC Oncologia Ospedale Humanitas Gradenigo e Rete Oncologica Piemonte Valle d'Aosta
Mario Giaccone
Presidente Ordine dei Farmacisti Provincia di Torino
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