Politica e Sanità
12 Aprile 2016Una riduzione del rischio stimato di eventi cardiovascolari (Cv) del 21% in 3 mesi. È l'eloquente risultato ottenuto ad Alberta (Canada) grazie all'intervento di farmacisti di comunità autorizzati a prescrivere direttamente i farmaci e anche ad aggiustare il dosaggio. I benefici sono stati osservati nel trial Rxreach, il primo grande studio randomizzato di riduzione del rischio Cv a opera di farmacisti di comunità, i cui risultati sono esposti a Chicago - nel corso del meeting annuale dell'American College of Cardiology (Acc) - da parte di Ross T. Tsuyuki, dell'Università di Alberta. Questa esperienza dimostra come l'impegno della comunità dei farmacisti in un campo di applicazione esteso di pratica (in questo caso ci si è focalizzati sul case finding dei soggetti a rischio Cv) potrebbe avere importanti implicazioni per la salute pubblica. La filosofia di fondo che ha ispirato il progetto consiste nell'aver riconosciuto ai farmacisti il ruolo di operatori sanitari di prima linea e di facile accesso (con la capacità di ampliare le possibilità di intervento dei medici di famiglia) e la convinzione che notevoli risultati siano conseguibili concentrandosi su quattro specifici fattori di rischio: ipertensione, diabete, dislipidemia e fumo. Il trial è stato condotto in 56 farmacie di Alberta.
I partecipanti sono stati reclutati dai loro farmacisti, i quali hanno arruolato adulti ad alto rischio per malattia cardiovascolare (Cvd), ovvero soggetti con diabete, insufficienza renale cronica, pregressa malattia vascolare e/o rischio di Framingham >20% con 1 o più fattori di rischio non controllati (pressione arteriosa> 140/90 mm Hg o > 130/80 mmHg se diabetici, colesterolo-Ldl> 2,0 mmol/L, HbA1c> 7% o fumatore corrente). Il loro rischio medio stimato di evento Cv si è attestato a 26%. «Un buon numero di pazienti era affetto da diabete, malattie vascolari e malattia coronarica, e un gruppo relativamente piccolo (7%) era costituito da pazienti in prevenzione primaria» ha osservato Tsuyuki. Molti pazienti (72%) avevano scarso controllo della pressione arteriosa, il 59% ave una dislipidemia non ben controllata, il 27% era fumatore e il 79% delle persone con diabete aveva scarso controllo glicemico. I pazienti sono stati randomizzati a un gruppo intervento (n=373) e a un gruppo con cure tradizionali (n=350).
Il gruppo intervento ha ricevuto una consultazione sulla gestione dei farmaci dal proprio farmacista, il quale ha misurato loro la pressione arteriosa, la circonferenza vita, l'altezza e il peso e ordinato test di laboratorio per determinare l'HbA1c, i livelli di lipidi e la funzione renale; inoltre sono stati discussi i fattori di rischio Cv e i punteggi di rischio specifico Cvd (calcolati secondo l'Ukpds, il punteggio internazionale e lo score di rischio di Framingham). Inoltre i pazienti sono stati sottoposti a visite di follow-up per 3 mesi. Il gruppo in cura tradizionale ha ricevuto l'abituale assistenza dal farmacista senza specifici interventi. L'outcome primario dello studio era la differenza nel rischio stimato di Cvd tra i due gruppi a 3 mesi. In tutto sono stati coinvolti 723 pazienti (età media: 62 anni, 58% maschi e 27% fumatori). Dopo correzione per i valori basali e l'effetto dei vari centri, si è rilevata una differenza del 21% del rischio Cvd (p<0,001) tra gruppo intervento e tradizionale. Il gruppo intervento, inoltre, ha evidenziato una maggiore riduzione di vari parametri: colesterolo-Ldl pari a 0,2 mmol/L (p<0,001), pressione arteriosa sistolica di 9,37 mmHg (p<0,001), HbA1c del 0,92% (p<0,001) e abolizione del fumo pari al 20,2% (p=0,002). «Pensiamo che questo modello rappresenti un nuovo paradigma di riduzione del rischio Cv basato sulla comunità» ha detto Tsuyuki.
«Vorremmo incoraggiare i decisori politici a prendere in considerazione l'ampliamento del campo di applicazione pratica dei farmacisti (come ad Alberta) e ai farmacisti e alle loro organizzazioni professionali chiediamo di cogliere queste opportunità per il miglioramento della cura del paziente». L'obiettivo, è stato ipotizzato al meeting di Chicago, è quello di riconvertire la farmacia da luogo dove solo scorrono farmaci prescritti a luogo di vera e propria interazione sanitaria con il paziente.
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