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Politica e Sanità

27 Aprile 2016

Costi fissi, variabili e margine di contribuzione. L’esperto: ecco l’analisi del breakeven


L'analisi del breakeven è uno strumento utile al processo decisionale che introduce concetti finanziari che ogni farmacista dovrebbe conoscere: costi fissi, costi variabili e margine di contribuzione. L'analisi del breakeven, o analisi del punto di pareggio, dice quanto è necessario vendere per coprire l'investimento immobilizzato; in altre parole, a che punto si andrà in pari con il flusso di cassa. Conosciuta questa informazione, è possibile esaminare la domanda di mercato, che significa conoscere i propri clienti ed il proprio territorio, e la quota di mercato dei concorrenti, non solo colleghi, per capire se è realistico pensare di vendere determinati volumi.

L'analisi del breakeven è utile anche nella valutazione dell'impatto di una modifica nelle relazioni tra prezzi e volumi. Il calcolo del punto di pareggio (Bep) aiuta a stabilire il livello di volume in cui la contribuzione totale generata da una linea di prodotti o da un investimento, ne copre i costi fissi.

Prima di effettuare il calcolo è bene aver chiari alcuni concetti:

  • Costi fissi: sono costi che rimangono inalterati indipendentemente dal numero di unità vendute di un prodotto o servizio: stipendi, assicurazioni, affitto, leasing... 
  • costi variabili: i costi variabili sono quelli che si modificano al variare del numero di unità prodotte e vendute; il costo delle merci, le utenze, alcuni costi di amministrazione... 
  • margine di contribuzione: è la somma con cui ogni pezzo venduto contribuisce alla copertura dei costi fissi.

Il margine di contribuzione è dato da:

Mc= ricavo netto unitario - costi variabili unitari

Da qui:

Volume Bep= Costi fissi/Mc

Come si procede: 

  • calcolare il margine di contribuzione unitario sottraendo i costi variabili unitari dal ricavo netto unitario,
  • si dividono i costi fissi totali, ovvero il valore dell'investimento, per il margine di contribuzione unitario,
  • il risultato è il volume di breakeven, ovvero il numero di unità che è necessario vendere per coprire tutti i costi fissi.

Facciamo un esempio semplificato:  

  • acquisto 3.000 euro del prodotto "A" 
  • ogni prodotto si vende a 35 euro
  • il costo variabile per prodotto è di 5 euro
  • 35 (prezzo unitario) - 5 (costo variabile unitario) = 30 euro (margine di contribuzione unitario)
    Perciò
  • 3.000 (investimento totale) / 30 euro (margine di contribuzione unitario)= 100 unità

La farmacia deve vendere 100 unità di prodotto "A" per recuperare l'investimento iniziale. A questo punto il titolare della farmacia deve decidere se il Bep è raggiungibile: è realistico pensare di vendere 100 pezzi? E se si, in che tempi? Calcolare il Bep in farmacia è un po' più complesso visto che i prodotti e servizi trattati sono molti: come metodo semplificato si potrebbero considerare delle medie ponderate relative ai prezzi di vendita, costi variabili e ricavi per ogni singolo prodotto. Meno attendibile calcolare un prezzo medio dei prodotti in vendita. Altra difficoltà nel calcolo è rappresentata dagli sconti ai clienti, ormai, purtroppo diffusissima pratica, nelle farmacie che diminuiscono il margine di contribuzione. L'obiettivo è ovviamente realizzare un profitto, non andare in pareggio. Una volta coperti tutti i costi fissi con la contribuzione generata dalla vendita di un determinato numero di pezzi, ogni vendita addizionale contribuisce direttamente ai profitti (ovviamente più sono bassi i costi variabili unitari e maggiore è la contribuzione di ogni singolo pezzo al profitto).

Giulio Sensi
Consulente aziendale Studio Falorni

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