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Politica e Sanità

02 Maggio 2016

Pricing farmaci, report Ue: migliorare approccio con prezzo esterno di riferimento


Prezzo esterno di riferimento (Epr, External reference price) e sistema dei prezzi differenziali (Dp, Differential price) sono i due principali strumenti adottati nelle politiche di pricing e presi in considerazione in un report della Commissione europea per valutarne l'efficacia nel mantenere i prezzi sotto controllo, garantire al contempo l'accesso ai cittadini, la tenuta dei budget pubblici e il sostegno all'innovazione. È quanto segnala l'Aifa in una comunicazione sul proprio sito, ricordando quanto sia «sempre più urgente valutare l'opportunità e la fattibilità di un'azione sinergica a livello sovranazionale» e salutando favorevolmente «l'avvio di una riflessione su queste tematiche nell'Unione Europea».

Nel report, che la Commissione ha affidato a un «consorzio formato da università e istituti di ricerca austriaci e lussemburghesi», sono stati esplorati le due opzioni, ed è emerso che l'approccio Epr, noto anche come fissazione dei prezzi tramite benchmarking internazionale «con approcci e modalità differenti, è utilizzato in 22 paesi europei sui 32 esaminati come unica o principale politica di prezzo, anche se per i nuovi farmaci ad alto costo cresce l'impiego delle valutazioni farmaco-economiche e dell'Hta». Nel report si spiega che per applicarlo, viene istituito «un "paniere" di confronto con altri paesi, i cui prezzi vengono usati come indicatori per stabilire quelli dei medicinali nel mercato interno e tenendo in considerazione numerosi fattori». Ma secondo gli autori questo sistema presenta alcuni limiti rispetto all'obiettivo dell'accesso: «incentiva i titolari di Aic a lanciare i loro prodotti prima nei paesi in cui i livelli di prezzi sono più elevati, in modo tale che i prezzi di listino proprio laddove questi sono più elevati siano poi da riferimento per la fissazione di prezzi in altri paesi, fino a ritardare il lancio, o addirittura a non commercializzare alcuni farmaci, nei paesi con livelli di prezzi inferiori. Anche alcune carenze di medicinali così come la convergenza sui prezzi, sarebbero in parte attribuibili a lanci strategici dell'industria in risposta al meccanismo dell'Erp». D'altro canto l'Erp «genera in alcuni paesi un risparmio per i pagatori pubblici, almeno nel breve termine». Nel report si legge che i 22 paesi, «hanno riferito di utilizzare sconti, ribassi o accordi confidenziali, strumenti che consentono di generare risparmi per i bilanci pubblici dei paesi che li utilizzano, mentre quelli che fanno riferimento a questi prezzi non beneficiano delle medesime riduzioni di prezzo». Secondo gli autori, poiché «anche la selezione del panel di paesi di confronto può produrre effetti diversi in termini di risparmi e di accesso» bisognerebbe «selezionare paesi con contesti economici simili, fare riferimento a prezzi ponderati rispetto al Pil o al Potere d'Acquisto (Ppp)».

Per quanto riguarda il meccanismo dei prezzi differenziali, «che consiste nella politica dei governi (o delle istituzioni internazionali) di fissare i prezzi dei farmaci in base alla capacità di pagare ("ability-to-pay"), e/o alla situazione economica dei paesi, non trova applicazione in ambito farmaceutico in Europa». È usato su «bassa scala, tipicamente nei paesi a basso e medio reddito e per gruppi specifici di farmaci» e laddove si applica «il più delle volte la decisione è assunta a livello centrale da agenzie o programmi internazionali come l'Unicef» e l'obiettivo è «garantire l'accesso a farmaci che altrimenti non sarebbero stati forniti in quei mercati». Per utilizzare il sistema Dp in modo efficace, dicono gli autori, servono alcuni prerequisiti: «l'attuabilità della produzione competitiva, la necessità di un accesso rapido a piccole quantità di farmaci e la mancata esistenza di un mercato prima dell'introduzione del sistema» ed è quest'ultima, dicono, «la ragione più probabile per cui il DP non avrebbe successo nel migliorare l'accesso dei pazienti nei paesi a medio reddito, dove i mercati esistono già».

Il limiti sono «l'esistenza del commercio parallelo e l'uso diffuso dell'Epr, che non incentiverebbe le aziende farmaceutiche ad offrire prezzi inferiori nei paesi a basso reddito». Inoltre, richiederebbe «l'accordo degli Stati Membri sui principi e sui meccanismi di questo nuovo approccio collaborativo» e «l'accettazione e l'impegno a fornire farmaci costosi ai paesi a basso reddito a prezzi notevolmente inferiori». Solo così, commentano gli autori, «i paesi ad alto reddito, sostenendo prezzi superiori, contribuirebbero con una quota maggiore alla ricerca e allo sviluppo dei farmaci, che rappresentano, ineludibilmente, un bene pubblico globale». Non ci sono esperienze del genere e il report suggerisce di avviare progetti pilota su «farmaci ad alto costo, come i medicinali orfani o i medicinali con benefici terapeutici attesi elevati». Il report conclude suggerendo agli Stati membri di «decidere per miglioramenti da apportare al sistema dell'Epr oppure prendere in considerazione determinate caratteristiche socio-economiche in materia di prezzi come un sistema di Dp» ma aggiunge che questa seconda opzione «non del tutto impossibile, potrebbe non essere la scelta più auspicabile per affrontare le sfide costituite dall'equo accesso ai farmaci». Mentre ciò che si «raccomanda è di concentrarsi sui miglioramenti da apportare ai sistemi basati sul prezzo esterno di riferimento correntemente esistenti, come primo passo concreto».


Simona Zazzetta

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