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Politica e Sanità

04 Maggio 2016

Sciopero farmacisti il 6 maggio, Filcams Cgil: contratto Federfarma da rinnovare


«Invitiamo tutti i lavoratori delle farmacie ai quali viene applicato il Contratto nazionale Federfarma a scioperare con noi il 6 maggio e a partecipare alle manifestazioni che si terranno in tutti i territori». A lanciare l'appello, a due giorni dalla proclamazione di 8 ore di sciopero, Filcams Cgil, che insieme alla Fisacat Cisl e Uiltucs sarà in piazza al fianco dei lavoratori del settore. Uno sciopero che riguarda oltre 1.500.000 di lavoratori che, nella migliore delle ipotesi, aspettano il rinnovo del contratto nazionale da tre anni, e nella peggiore da sei. Tra questi i lavoratori delle farmacie private che, sottolinea Filcams Cgil «a tre anni dalla scadenza del contratto nazionale» non hanno ottenuto «neanche l'apertura del confronto» da parte di Federfarma. «Il contratto nazionale di Federfarma» spiega la nota «è inadeguato ai tempi e alla normativa di settore in rapida evoluzione con l'ingresso dei capitali e delle multinazionali, le quali lo applicano nelle ex comunali di loro gestione».

Non solo. «Nelle Farmacie Private, ci sono diritti fondamentali da migliorare - come la malattia e la maternità - ed è necessario un maggior riconoscimento delle professionalità, anche a livello economico». Pronta l'adesione del Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf) che, in una nota, parla di «paradosso». «Mentre si fa di tutto per restringere i livelli occupazionali ricorrendo a tutte le forme lecite e illecite per pagare meno il personale laureato, contemporaneamente si propone il numero chiuso per accedere alla facoltà di farmacia, giustificando tale misura proprio con la crisi occupazionale. Mentre, in una situazione di monopolio di fatto, s'impedisce il libero esercizio della professione e quindi la liberalizzazione dei farmaci di fascia C» continua la nota Mnlf «dall'altra si vuole restringere il numero dei laureati in farmacia. Prima si creano le condizioni per livelli di disoccupazione mai raggiunti nel comparto e poi si propone di blindare l'accesso all'Università. Una scelta miope che pretende di affrontare un problema reale dalla "coda" invece che dalla testa dei motivi che lo determinano. Invece di valorizzare il professionista che in questo momento sta tenendo "in piedi" il sistema della distribuzione dei farmaci in Italia sopportando turni massacranti, prolungamenti dell'orario di lavoro e rinuncia alle ferie, lo si umilia con 7,20 euro/ora netti che è l'attuale retribuzione di un laureato dopo un durissimo percorso di studi. Di motivi per andare "Fuori servizio" e aderire allo sciopero ce ne sono a sufficienza.

Marco Malagutti

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