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Politica e Sanità

20 Maggio 2016

Medicina in Tv: scienza in campo contro lo show della salute


La trasmissione di Rai 2 "Virus" è tornata ieri sera sul tema dei vaccini, dopo che la settimana scorsa Red Ronnie (all'anagrafe Gabriele Ansaloni) ed Eleonora Brigliadori erano stati lasciati liberi di inanellare una lunga serie di assurdità anti-scientifiche in tema di vaccini. Quella puntata aveva scatenato un vero e proprio «ciclone mediatico impensabile» - come l'aveva definito proprio Ansaloni, che l'aveva innescato parlando di «demenziale obbligo vaccinale» e citando cifre insensate sui danni da vaccini, con l'inevitabile riferimento al falso e fraudolento nesso con l'autismo. Se ieri l'intento della redazione era quello di rimediare a un errore madornale, l'obiettivo sembra essere stato raggiunto solo in piccola parte.

Ma partiamo dall'inizio. Le reazioni autorevoli avevano cominciato a fioccare subito: il primo a contestare la gestione della trasmissione era stato il virologo Roberto Burioni, docente dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che era in collegamento a distanza ma è stato invitato a intervenire tardivamente, e solo per poche battute. Poi ha sollevato la questione sui social network - dove da tempo è noto per la sua attività divulgativa - riuscendo a innescare una salutare reazione "virale", che ha permesso alle sue puntualizzazioni ricche di dati e cifre di raggiungere milioni di persone.
Da lì la mobilitazione si è ampliata nei giorni successivi fino a coinvolgere tutti gli attori della ricerca e della sanità pubblica, spingendo anche numerose società scientifiche - da quelle di pediatria e medicina generale a quelle specialistiche - a richiamare pubblicamente il servizio pubblico televisivo alle sue responsabilità, come aveva immediatamente fatto con un breve messaggio su Twitter anche il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss) Walter Ricciardi.
«La contrapposizione di due diverse tesi, modello ormai ricorrente nei talk show in Tv, è un approccio proprio della scienza, ma il principio di peer review deve essere appunto condotto fra pari, fra individui con lo stesso grado di esperienza e specializzazione», spiega a Doctornews Luca Pani, direttore dell'Agenzia italiana per il farmaco (Aifa).
«È importante un'educazione sul tema delle vaccinazioni che trasferisca soprattutto ai genitori le giuste conoscenze per scegliere responsabilmente per la salute dei loro figli. È di questi giorni la proposta avanzata ad esempio dal ministro della Salute dell'Ontario di fornire lezioni di scienza a quei genitori che si rifiutino di sottoporre i loro figli alle vaccinazioni obbligatorie per motivi non clinici. Perché si può e anzi si deve parlare degli effetti dei vaccini, per spiegarli in modo chiaro e scientifico». A questo fine, l'Aifa ha realizzato una guida alla valutazione delle reazioni avverse osservabili dopo vaccinazione, disponibile online: «Siamo convinti che il modo migliore per sconfiggere la disinformazione e fugare dubbi infondati sulla sicurezza dei vaccini sia mettere a disposizione di medici e pazienti le analisi prodotte sulla base delle evidenze reali che provengono dai segnali di farmacovigilanza, fornendo così a tutti uno strumento utile e aggiornato per una corretta valutazione e segnalazione delle reazioni avverse» prosegue Pani. «Proprio per sfatare quei falsi miti che ciclicamente vengono riproposti all'opinione pubblica, nella guida sono stati inseriti anche eventi a volte segnalati dopo la vaccinazione, ma per i quali le evidenze disponibili non supportano l'ipotesi di una relazione causale con il vaccino».
Se non ci sono dubbi sull'efficacia - e sul bilancio decisamente positivo tra benefici e rischi - dei vaccini più diffusi, qualche incertezza rimane sull'efficacia complessiva dell'obbligo vaccinale, reintrodotto in Emilia-Romagna per l'iscrizione alla scuola dell'obbligo: una recente analisi preliminare condotta dal progetto europeo Asset - cui partecipa per l'Italia anche l'Istituto superiore di sanità - ha sollevato qualche dubbio sul fatto che l'obbligatorietà possa, da sola, bastare a far risalire le cifre: «È una decisione che è stata presa anche negli Stati Uniti, paese di tradizione libertaria, alla luce delle recenti epidemie di malattie prevenibili con i vaccini, per difendere i più deboli, e in particolare i bambini» spiega l'immunologo Alberto Mantovani dell'Humanitas di Rozzano, che sui vaccini ha da poco pubblicato un libro rivolto al grande pubblico. «Vaccinandoci non proteggiamo solo noi stessi, i nostri figli e i nostri nipoti, ma evitiamo di costituire un pericolo per le molte migliaia di bambini e adulti malati di cancro e immunodepressi, per i quali il semplice atto di andare a scuola o entrare in un negozio rischia di costituire un pericolo mortale. Proprio di recente a Monza un bambino che soffriva di leucemia è morto di morbillo, da cui sarebbe stato protetto se la vaccinazione diffusa avesse garantito l'immunità di gregge».
«L'obbligo di vaccinare i bambini prima dell'iscrizione a scuola è una misura necessaria per proteggere chi non può vaccinarsi per ragioni cliniche» ribadisce Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano. «Anche se è importante e utile distinguere sempre tra i vaccini fondamentali, e quelli che è opportuno valutare in rapporto alla situazione di ciascuno, come per esempio quelli contro pneumococco e rotavirus o anche quello contro l'influenza, da raccomandare ai gruppi a rischio. Più in generale questa vicenda conferma ancora una volta la necessità di un servizio pubblico che punti sull'approfondimento e sulla completezza dell'informazione, e non sulla spettacolarizzazione con elevato impatto emotivo, che rischia di compromettere il lavoro in difesa della salute pubblica».
Proprio per aver reiterato la stesse logiche, anche il secondo tentativo della redazione del programma di RAI 2 condotto da Nicola Porro - che ha invitato nuovamente il professor Burioni per poi contrapporgli storie di drammi umani presentate da genitori tanto refrattari a scienza e dati scientifici quanto pervicaci nel puntare il dito contro vaccini e medici, compreso l'attore Robert De Niro che si dichiara ancora possibilista sul legame con l'autismo - sembra aver messo una pezza peggiore del buco che avrebbe voluto chiudere.

Fabio Turone

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