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Politica e Sanità

31 Maggio 2016

Nuovi antibiotici, Ippolito (Spallanzani): finanziare la ricerca pubblica


«Gran parte delle idee innovative non provengono dalle aziende ma dai centri di ricerca e dalle università e, specie per lo sviluppo di nuovi antibiotici, è necessario rivitalizzare questo settore con finanziamenti adeguati». Mentre si diffonde l'allarme sui batteri multiresistenti, in particolare dopo la scoperta negli Usa del primo caso di resistenza alla colistina, il direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani di Roma Giuseppe Ippolito indica un modello di ricerca diverso da quello attuale, con un deciso rafforzamento del settore pubblico. «Purtroppo nel corso degli ultimi anni era diminuita l'attenzione al problema degli antibiotici pensando di averlo risolto e le aziende non hanno avuto interesse a condurre ricerche in questo settore». Non abbastanza remunerative? «Si tratta di un sistema - risponde Ippolito - in cui le aziende portano avanti solo attività in cui pensano di avere un grande ritorno sull'investimento. È finito il tempo della ricerca etica per le aziende farmaceutiche, che pensano sempre di più ai propri azionisti. Gran parte dei farmaci che abbiamo visto negli ultimi anni sono frutto di centri di ricerca o università che poi sono hanno ceduto le proprie scoperte a privati e questi hanno lucrato milioni di volte rispetto a quello che hanno dato agli enti di ricerca che li avevano sviluppati».

Ippolito invita comunque a rifuggire dagli allarmismi: «usare dinamiche solo moltiplicatorie non è forse la strategia migliore, come dimostrano emergenze, come l'influenza aviaria, in cui i casi effettivi sono stati molto inferiori rispetto al previsto». Secondo l'infettivologo i batteri resistenti agli antibiotici sono importanti essenzialmente negli ospedali, per affrontare il problema è necessario intervenire con misure semplici ma da portare avanti con decisione, ed elenca quattro punti che ritiene fondamentali: «i germi multiresistenti si controllano con programmi educazionali, con l'aumento del numero del personale, con l'aumento dei cicli di pulizia e con l'attenzione alle strutture sanitarie spesso abbandonate».

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