Politica e Sanità
31 Maggio 2016L'apertura di parafarmacie da parte di farmacisti titolari di farmacia rappresenta un elemento distorsivo del mercato e contribuisce a creare confusione e a generare sospetti. Bisogna partire dalla trasparenza. Così Eugenio Leopardi presidente Utifar interviene sul tema della proprietà delle parafarmacie sollevato dalla Presidente della Commissione Sanità del Senato, Emilia De Biasi, in occasione dell'Assemblea generale di Federfarma. «Sono pienamente d'accordo quanto affermato in quella occasione da De Biasi e sono da tempo convinto» dice Leopardi a Farmacista33 «che ci sia necessità di fare chiarezza sulle proprietà delle parafarmacie, molte delle quali sono di proprietà di farmacisti titolari di farmacia».
E aggiunge: «Come ho già avuto modo di affermare in precedenti dichiarazioni, sono convinto che una soluzione per risolvere definitivamente quello che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, riferendosi alla questione delle parafarmacie, definisce "un'anomalia italiana" sarebbe facilmente raggiungibile se si iniziasse dal distinguere le parafarmacie di proprietà di farmacisti non titolari di farmacia da quelle che invece sono di competenza dei titolari di farmacia». Secondo Leopardi si aggiunge un ulteriore problema di «evidente conflitto di interessi che si manifesta quando qualcuno di questi colleghi "bifronte" ha anche responsabilità sindacali: in questi casi, la trasparenza sarebbe eticamente d'obbligo».
«Mi chiedo» afferma il presidente Utifar «come facciano costoro a dichiararsi strenui difensori della fascia C in farmacia, quando sarebbero i primi a trarre un beneficio dalla possibilità di vendita di questi medicinali da parte delle loro parafarmacie». Per fare chiarezza e trovare soluzioni, dice Leopardi «occorre partire dalla trasparenza. In tale direzione, la prima operazione che andrebbe fatta è una scrematura delle parafarmacie di competenza di farmacisti titolari di farmacia da quelle di proprietà di colleghi non titolari. Operando questa distinzione, il numero delle parafarmacie "reali" si ridurrebbe di molto e sarebbe più agevole trovare una soluzione che ponga fine all'anomalia italiana».
Simona Zazzetta
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