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Politica e Sanità

23 Giugno 2016

Farmindustria: produzione italiana corre. Scaccabarozzi: investire pay-back in innovativi


Quando il gioco si fa duro l'Italia scende in campo. Il detto non vale solo per lo sport ma anche per la farmaceutica, ed è il dato chiave che emerge oggi dall'Assemblea Farmindustria. Nel 2015 la produzione di farmaci nel nostro paese ha fatto un balzo in avanti, con un incremento di 30 miliardi di cui 22 di sole esportazioni. Ma soprattutto sono cresciuti gli investimenti: in due anni il salto è del 15% sugli anni precedenti, in tutto 2,6 miliardi di cui 1,4 in ricerca e sviluppo e 1,2 in impianti produttivi. Che sulla ricerca si punti come non mai, lo attesta un altro dato: un'impennata del 54% delle domande di brevetto nel solo 2015. Lo scorso anno inoltre ci sono state 6 mila nuove assunzioni, con un aumento del 20% sul trend dei 5 anni precedenti. I dati sono ancor più sorprendenti se si pensa che la farmaceutica attraversa una fase molto "sfidante". Dei 93 farmaci autorizzati in commercio sono 70 nuove molecole, il 20% sono biotecnologici, dieci anni fa erano 20 le nuove molecole. E in un contesto in cui solo il 4% delle molecole supera la prima fase di sperimentazione, il nostro paese dà i natali al primo farmaco approvato da Ema a base di cellule staminali per la riparazione della cornea e al primo medicinale frutto di terapia genica ex vivo. Il Presidente Farmindustria Massimo Scaccabarozzi spiega che nella produzione 2015 siamo a un'incollatura dal primo posto occupato dalla Germania, «con la possibilità di superarla nel medio periodo. Siamo un'industria "in salute" capace di competere a livello internazionale, che ha bisogno però di una nuova governance per garantire la sostenibilità del sistema. Basta con ricette economicistiche e spazio invece alla valutazione delle terapie in funzione dei risultati clinici e del costo complessivo della cura». Scaccabarozzi indica come per una politica del farmaco orientata al futuro siano «necessarie misure coraggiose come prevedere che il miliardo e mezzo e più restituito dalle aziende con il payback sia investito per i farmaci innovativi».

E in prospettiva? In tutto il mondo "big pharma" sembra godere di buona salute. Un sondaggio Bain & Company rivela che il 75% delle imprese intende incrementare gli investimenti in ricerca e sviluppo e un 20% intende mantenerli stabili. In Italia l'obiettivo dei produttori, secondo il sondaggio Farmindustria-Fondazione Symbola sulle tendenze, è soprattutto di integrare i fronti di ricerca: oggi il 50% delle industrie punta con i suoi investimenti all'innovazione sulle terapie, alla personalizzazione delle cure, alla lotta alla malattie rare, e questa percentuale in prospettiva secondo gli stessi produttori salirà comunque al 61%. Ma crescerà ancor di più la ricerca di innovazioni "oltre la farmaceutica", dall'attuale 41% al 76% nelle intenzioni del campione intervistato: big data, smart data, smart factory. Un 85% degli intervistati afferma che punterà sulle strategie di digitalizzazione dei processi. Salirà anche - dal 35% di industrie che la praticano adesso al 52% di quelle che intendono farla in futuro - la scommessa su integrazioni con altri mondi della ricerca (università ad esempio) attraverso start-up, spin-off e parchi scientifici.

Mauro Miserendino

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