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Politica e Sanità

23 Giugno 2016

Da industria 700 milioni per trial in ospedali. Entro il 30 giugno al via operazione trasparenza


Legate da una parte alla tutela della salute e alle sue conseguenze, anche in termini di spesa sanitaria, e dall'altra all'occupazione: un doppio intreccio caratterizza il rapporto tra le industrie farmaceutiche e le Regioni. Se stanno male le prime non stanno bene le seconde, e viceversa, come è emerso stamane a Roma all'Assemblea pubblica Farmindustria al Teatro Argentina. Sono 63.500 gli addetti che lavorano nella produzione di farmaci e di questi sono un decimo i ricercatori. Scendendo nel dettaglio regionale, 28 mila operano solo in Lombardia, 16 mila in Lazio, 7 mila in Toscana, 3800 in Emilia Romagna, 3 mila in Veneto, e via via tutte le altre regioni, ma a questi numeri bisogna aggiungere l'indotto, che solo in Lombardia conta altri 18 mila occupati, e cresce a tassi compatibili a quello dell'industria farmaceutica. Ma non è tutto: nel 2015 le imprese farmaceutiche hanno contribuito con 700 milioni agli studi clinici presso le strutture del Servizio sanitario nazionale. Adesso nei rapporti tra case farmaceutiche e sanitari, medici in particolare, sta per intervenire una novità nel segno della trasparenza. Il nuovo codice deontologico di Farmindustria prevede che entro il 30 giugno le imprese aderenti pubblichino i trasferimenti di denaro effettuati direttamente o indirettamente con gli operatori sanitari e con le organizzazioni sanitarie nel 2015, nonché i dati relativi a Ricerca e Sviluppo. I dati riguarderanno i singoli professionisti che hanno firmato il consenso al trattamento e, in forma aggregata, tutti gli altri. La collaborazione tra imprese del farmaco e medici, già da tempo molto ben regolata, include non solo i trial clinici attivati nelle università e nelle strutture sanitarie pubbliche e private, ma anche consulenze scientifiche, convegni di informazione e aggiornamento, supporto a eventi di Educazione continua in medicina (Ecm) organizzati da aziende sanitarie pubbliche, atenei, società scientifiche e provider accreditati. Questi rapporti, secondo il Codice vigente, prevedono adesso controlli rigorosi effettuati secondo precisi iter istruttori da organismi terzi, presieduti da magistrati indicati dal Presidente della Corte di Cassazione. Secondo alcuni osservatori occorre uno sforzo ulteriore ed andrebbe resa obbligatoria anche la pubblicazione delle ragioni dello stanziamento. Così società scientifiche come Simg, l'associazione dei medici di famiglia guidata da Claudio Cricelli, hanno deciso di pubblicare nel dettaglio importi ricevuti, scopi e modalità di utilizzo. In ogni caso, la corsa verso la trasparenza è avviata.

Mauro Miserendino

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