Politica e Sanità
24 Giugno 2016«Brexit può avere conseguenze rilevanti sul settore farmaceutico. È quindi necessario che siano analizzate rapidamente per individuare risposte adeguate, mettendo il paziente al centro. Pensiamo in particolare al veloce accesso ai farmaci innovativi garantito nell'Unione Europea dall'Agenzia regolatoria Europea (Ema) che ha sede proprio a Londra». A freddo, dopo l'inatteso voto che ha decretato l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, il presidente Farmindustria Massimo Scaccabarozzi riflette sulle implicazioni degli esiti del referendum nei rapporti tra la Comunità e la Gran Bretagna.
«Il nuovo quadro - dice il leader degli industriali del farmaco in Italia - dovrà anche dare continuità all'impegno e agli investimenti delle imprese del farmaco nel Regno Unito. Siamo certi che le Istituzioni britanniche e quelle europee sapranno individuare in tempi brevi le giuste soluzioni. Scaccabarozzi ribadisce che in questa difficile pagina di storia, l'Italia ha le carte in regola per ospitare in futuro la sede dell'European Medicines Agency, "A nostro favore - conferma Scaccabarozzi - giocano importanti fattori. L'industria farmaceutica made in Italy è ormai una realtà 4.0 di primo piano in Europa. Siamo secondi per produzione a un'incollatura dalla Germania, ma primi per valore pro-capite e con un export da record che supera il 70% della produzione, con investimenti in crescita (+15% negli ultimi due anni) e ad un passo dal diventare un hub europeo per la ricerca, anche clinica, con investimenti di 1,4 miliardi. L'Italia può poi contare su un'Agenzia del farmaco (Aifa) riconosciuta a livello internazionale come modello di best practice per l'innovatività delle modalità di accesso ai farmaci. Un modello a cui guardano molti Paesi e che andrebbe reso ancora più efficiente».
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