Politica e Sanità
27 Giugno 2016Invadere l'atto medico «non è mai stata nostra intenzione, e non sussiste neanche il rischio che possa ingenerarsi questa confusione. Ognuno ha il suo ruolo e il gioco di squadra è la risposta al successo terapeutico che vogliamo». Parlando con Farmacista33, questo è ciò che ha riferito il senatore Andrea Mandelli, presidente della Fofi, sul tema del ruolo del farmacista nell'aderenza alla terapia, recentemente sollevato da Vincenzo Pomo coordinatore della Sisac, l'agenzia che per conto delle regioni contratta con i sindacati gli accordi nazionali di medici e farmacie territoriali.
Il ruolo chiave del professionista del farmaco nel miglioramento dell'aderenza alle terapie dei pazienti è stato dimostrato da numerosi studi, in primis lo studio I-Mur lanciato dalla Fofi, ma con lo stringersi dei tempi che potrebbero portare ad accordi per una nuova convenzione farmaceutica, arrivato il momento di capire come remunerare il servizio professionale elargito dal Ssn, Pomo sembra voler tirare il freno a mano invitando i farmacisti alla cautela per evitare che «invadano l'atto medico» (cfr. Farmacista33 20 giugno).
Secondo il coordinatore Sisac, inoltre, l'utilizzo della ricetta elettronica tenderebbe a far perdere la fidelizzazione dei pazienti: «Realizzare una compliance adeguata» ha spiegato nell' intervista «presuppone una capacità della farmacista di fidelizzare l'utente, capacità che in parte verrà meno con l'introduzione della ricetta informatizzata, spendibile in tutte le farmacie e in tutte le regioni».
Un giudizio che «non è condivisibile - afferma l'avvocato Quintino Lombardo dello studio legale Cavallaro Duchi Lombardo - la ricetta elettronica serve proprio per sburocratizzare, passaggio fondamentale per permettere al farmacista di dedicare più tempo al paziente che, quando cronico, nella maggior parte dei casi è già fidelizzato».
Sull'affermazione di Pomo, «i medici hanno ribadito di non accettare controlli dal farmacista nel senso dell'appropriatezza», Lombardo sottolinea «non bisogna mischiare appropriatezza e aderenza. L'intervento del farmacista non va a togliere il controllo ricorrente dal medico, anzi è proprio il farmacista a incoraggiare il paziente a recarsi dal medico quando necessario. Che il farmacista abbia il dovere di relazionarsi come professionista con il paziente aiutandolo ad eseguire correttamente la terapia prescritta dal medico lo dice il codice deontologico, e questo è ciò che avviene da sempre».
Attilia Burke
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