Remunerazione: Pomo (Sisac): sì a cambio di modello ma senza invadere campo Mmg
La convenzione delle farmacie sembra più lontana di quella per i medici di famiglia: se per la seconda si deve scegliere definitivamente un modello, per la prima il modello è da disegnare. Lo spiega Vincenzo Pomo coordinatore della Sisac l'agenzia che per conto delle regioni contratta con i sindacati gli accordi nazionali di medici e farmacie territoriali. «Aspettiamo l'atto d'indirizzo del comitato di settore, il precedente è stato bocciato dal Ministero dell'Economia per motivi economici», dice Pomo. Ed aggiunge: «Ci sono due questioni sul tappeto, la prima è il modello di remunerazione. Fa riferimento ad una retribuzione diminuita, in proporzione con il contrarsi progressivo della spesa farmaceutica territoriale. Tra calo del volume dei medicinali dispensati, distribuzione diretta degli innovativi e dei tecnologici e diminuzioni di prezzo, si può quantificare l'aggio perso intorno a un miliardo e con Federfarma bisognerà capire come utilizzare al meglio la massa salariale disponibile. La seconda questione è: quanto per venire incontro agli esercenti si può leva anche sulle attività della "Farmacia dei servizi"? Queste ultime vanno definite peraltro in modo da non invadere l'atto medico». «Si può premiare la miglior aderenza alla terapia ottenuta monitorando i pazienti - specifica Pomo tornando su suoi precedenti interventi - ma occorre tenere conto che da una parte i medici hanno ribadito di non accettare controlli dal farmacista nel senso dell'appropriatezza e dall'altra realizzare una compliance adeguata presuppone una capacità della farmacista di fidelizzare l'utente, capacità che in parte verrà meno con l'introduzione della ricetta informatizzata, spendibile in tutte le farmacie e in tutte le regioni. Fidelizzare è molto difficile nelle grandi città sopra 200 mila abitanti, terziarizzate, mediamente difficile nei grossi centri, più facile nei piccoli. Io credo che bisognerà riflettere sul differente valore dell'aderenza a seconda dei luoghi di questo paese». Del resto altre attività della farmacia dei servizi secondo Pomo andranno incentivate tenendo conto delle differenze esistenti. «Ad esempio praticare esami, prelievi, diagnostica, elettrocardiogrammi richiede un accreditamento - dice il coordinatore Sisac - richiede cioè requisiti di spazio e dotazione che oggi nella farmacia del piccolo centro sono soddisfatti solo in parte. Del resto, occorrerà valutare innanzi tutto se la farmacia intende mettere a disposizione i suoi spazi per attività ad essa richieste in qualità di presidio del servizio sanitario pubblico o per attività connesse alla propria crescita esclusiva. Io credo che le disponibilità delle regioni a incentivare una farmacia siano legate alla scelta di tutelare il valore di quest'ultima in quanto presidio Ssn».
Mauro Miserendino
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