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Politica e Sanità

05 Luglio 2016

Remunerazione, Assofarm: troppi rinvii e silenzi. Al via studio per modello fee-for-service


La remunerazione è la grande assente dal dibattito di questi mesi: le Regioni hanno interesse a non fare nulla e le farmacie si accontentano di recuperare il fatturato attraverso la vendita di prodotti non farmaceutici. Il rischio è che torni di attualità quando sarà troppo tardi per affrontarlo nei modi dovuti. È quanto afferma Venanzio Gizzi presidente Assofarm, in una comunicazione in cui annuncia la costituzione di un gruppo di lavoro tecnico di esperti e docenti universitari che dovrà produrre proposte operative sull'attuazione della nuova remunerazione. «Il nostro approccio fee-for-service, basato su un modello di remunerazione mista» dichiara Gizzi «verrà quindi maggiormente sostenuto da nuovi dati scientifici».

Gizzi ricorda che «nel 2013 è stato firmato una accordo tra le rappresentanze della filiera distributiva e Aifa poi non riconosciuto dai Ministeri competenti e che per di più ha subito un ricorso poi vinto dalle Regioni in Corte Costituzionale. La norma» aggiunge «era oggettivamente mal scritta e le Regioni hanno legittimamente lamentato la loro assenza nel confronto su un tema che le vede parte pagante». Da allora «rinvii e silenzi e la concreta possibilità che il Governo legiferi senza più la necessità di un accordo negoziale». Secondo Gizzi c'è un «tirare a campare» facile da spiegare: «Le Regioni hanno tutto l'interesse a non fare nulla. Dal momento che la spesa farmaceutica extraospedaliera è in calo costante, un sistema di remunerazione legato al fatturato fa sì che di anno in anno paghino sempre meno. Più complesse, e forse più colpevoli, sono le ragioni delle farmacie. È probabile che molte di esse si accontentino di recuperare il fatturato perso dalla remunerazione regionale attraverso la vendita di prodotti non farmaceutici. Ma la pacchia non durerà a lungo. Integratori, creme di bellezza e quant'altro sono le categorie merceologiche più esposte alla concorrenza di parafarmacie, corner dei supermercati, e soprattutto delle future catene di farmacie detenute dalle società di capitali. Assurdo pensare di competere sul loro campo di gioco. La farmacia di domani salverà i propri fatturati se saprà tutelare la redditività di prodotti (e soprattutto servizi) suoi esclusivi, non se imiterà malamente altri».

I risultati del gruppo di lavoro istituito da Assofarm saranno disponibili a settembre prossimo e, spiega Gizzi, «verranno prima discussi tra i nostri associati e poi presentati agli altri soggetti della filiera del farmaco. Dopo l'estate avremo già le carte in regola per aprire il dibattito, questa volta supportato da numeri e ragionamenti economicamente solidi. Chi ci dirà no, dovrà spiegarcelo con altrettanta ragion veduta». Quest'anno Assofarm, avverte, «non vuole aspettare gli ultimi mesi dell'anno per riaprire il confronto con le altre associazioni di categoria al solo fine di ottenere l'ennesimo rinvio. Non è un atteggiamento serio. I tempi rimangono comunque strettissimi, ma questa volta Assofarm intende rafforzare il proprio ruolo vero e proprio capofila nell'attivazione di un tavolo che dovrà portare entro la fine del 2016 a formulare proposte concrete al Governo».


Simona Zazzetta

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