Politica e Sanità
25 Luglio 2016La proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis, come previsto da calendario, è approdata in Aula alla Camera, ma solo per la discussione generale. Tutto, infatti, è rinviato a settembre, quando i 1.700 emendamenti potrebbero diventare 2.000, oltre a pregiudiziali di costituzionalità e di merito. La proposta, disciplina l'autocoltivazione, il possesso, la vendita e l'uso della cannabis. Viene fissato per le persone maggiorenni il limite della coltivazione di massimo cinque piantine, per cui non sarà necessaria un'autorizzazione, ma solo una comunicazione all'ufficio regionale dei monopoli di Stato. Per quanto riguarda, invece, la detenzione personale, questa è consentita ai maggiorenni in misura non superiore a cinque grammi lordi - che diventano quindici "nel privato domicilio". In caso di prescrizione medica sarà consentita la detenzione di quantità maggiori, ma farà fede il documento rilasciato dal medico. Abbiamo chiesto a Giorgio Racagni, direttore del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell'Università degli studi di Milano, il suo punto di vista sulla legge e sulle implicazioni, eventuali, che avrebbe sulla salute.
Prof. Racagni come vede questa legge sulla liberalizzazione della cannabis, di cui si discute ora in Parlamento?
Bisogna fare innanzitutto una netta distinzione tra l'uso della cannabis per uso terapeutico e quello per uso ricreativo. Non è certo liberalizzando l'uso dello spinello, che si ottengono benefici dal punto di vista terapeutico. Il problema maggiore della legalizzazione della cannabis per uso ricreativo è che non si riuscirebbe a controllare il quantitativo di principio attivo che si assume, per non parlaredelle implicazioni psicologiche che determinano la dipendenza e che potrebbero portare a sostanze di abuso ben più potenti e pericolose. L'uso ludico è assolutamente sbagliato, mentre apprezzo ovviamente quello ad uso terapeutico andando però a studiare dei farmaci di cui si conosca il contenuto preciso di principio attivo e con cui si possa quindi impostare una terapia, facendo degli studi pre-clinici e poi comprovati per vedere se si ottengono effetti terapeutici.
I sostenitori della legge, minimizzano sugli effetti dannosi della cannabis ad uso ludico...
La cannabis fino ad un certo dosaggio, può anche non creare grossi effetti collaterali ma è stato dimostrato che in un cervello in fase di sviluppo, ad esempio, le due sostanze che da questa si estraggono, cioè il tetraidrocannabinolo e il cannabidiolo, vanno ad agire su dei recettori che sono presenti nell'organismo e che sono recettori per sostanze endogene molto importanti. Senza un controllo sulle quantità di sostanza che si assume con gli spinelli, non si ha controllo degli effetti negativi sulla salute. Effetti come quello neurodegenerativo sui neuroni cerebrali. Questo nessuno lo può comprovare. Bisognava vietare l'uso ludico e ricreativo, e portare invece avanti un programma molto importante di ricerca scientifica per quanto riguarda l'uso terapeutico delle sostanze che poi diventeranno farmaci.
A cosa porta benefici, invece, quello terapeutico e per quali patologie viene impiegato?
Devo precisare prima di tutto che l'uso terapeutico della cannabis è molto dibattuto sia in ambito politico, ma soprattutto in quello scientifico visto il crescente numero di pubblicazioni, di respiro internazionale, in costante aumento sul tema. Ci sono allo studio a livello europeo dei farmaci, come il Sativex, in cui c'è un contenuto ben preciso di delta-9-tetraidrocannabinolo (Thc) e cannabidiolo (CbdBD) che sono estratti sempre dalla cannabis attiva e vengono combinati in un rapporto 1:1. È già dimostrato il suo effetto antispastico nella sclerosi multipla, ad esempio, o quello anti nausea che hasui pazienti che fanno chemioterapia. Ma farmaci di questo tipo sono utili anche nel dolore neuropatico o come aiuto della terapia anticonvulsivante.
Rossella Gemma
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