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Politica e Sanità

31 Agosto 2016

Nuovi trend: Mmg “senza casa” bussano ad Asl e farmacie


Aprire lo studio accanto a una farmacia, in ex ospedali, persino in municipio. Magari lasciando il proprio. È una tendenza che i media ora registrano tra i medici di famiglia. Tre casi in cronaca: a Trani, in Puglia i mmg offrono "piena collaborazione" all'Asl per trasferirsi nell'ex ospedale riconvertito in centro polifunzionale; ad Envie in Piemonte il medico del paese si pensiona e il Comune concede all'Asl Cn1 il primo piano del municipio per accogliere il sostituto; a Torre del Moro, quartiere di Cesena, sono state raccolte 300 firme per avere il medico di famiglia e locali dove collocarlo, ed è intervenuto Nicolò Camagni titolare dell'omonima farmacia sui quotidiani a ricordare che i locali che non ci sono si possono trovare: «Una farmacia - ha dichiarato sul Resto del Carlino - può dare in comodato d'uso i propri locali a un medico di famiglia a patto ovviamente di non commettere illeciti». Le tre storie hanno un comune denominatore: lo studio non segue il medico, in due casi è tendenzialmente abbandonato per non riaprire, nel terzo non è previsto. E sono comuni ed Asl a sollecitare o mettere a disposizione i locali. Un dato che mette in discussione l'autonomia del medico nel gestire il proprio lavoro? «La nostra attività è cambiata. La quota di libera professione è minore di un tempo, mentre ci si chiede maggiore integrazione nel quadro dell'assistenza offerta dal settore pubblico», premette Fiorenzo Corti, responsabile comunicazione Fimmg nazionale. «Il classico studio in affitto o di proprietà, magari "single", fin qui era il luogo ideale per una medicina d'attesa; il nuovo modello della medicina d'iniziativa, atto ad affrontare le cronicità, chiede modalità diverse, che comunque l'organizzazione tra colleghi può offrire. Per di più, un po' ovunque, vedo molti locali sfitti, non sembrerebbe un salasso economico aprire uno studio, e comunque difficilmente i prezzi si alzeranno visto che i mmg scarseggiano per l'insufficiente ricambio generazionale. Ci sono dunque le premesse per affermare che se un collega sceglie di andare a lavorare in farmacia o in municipio o nell'ospedale riconvertito anziché aprirsi lo studio è per convenienza economica». «Certo - continua Corti - chi sceglie i locali dell'Asl ne conosce le conseguenze. È interesse di Asl e comuni mantenere certi servizi, e delle Asl offrire lo studio gratis nella casa della salute, passando l'infermiere e propri mezzi di produzione. Magari però la stessa Asl chiederà al medico di evitare di fare libera professione, e qui torniamo al discorso di prima, quanto incide la libera professione oggi nell'attività di un medico di famiglia». A fianco di una presenza pubblica che si fa ingombrante, cresce anche la collaborazione con privati: in farmacia. «Accade talora - dice Corti - che farmacisti offrano propri locali al medico a condizioni convenienti, per potenziare i propri servizi. Avere un medico di famiglia a fianco consente di sviluppare attività diagnostiche in negozio: il medico copre una parte di un servizio sempre più richiesto, e le farmacie più evolute capiscono che, tra l'altro in tempi difficili per il servizio sanitario nazionale, sarebbe limitativo il solo distribuire farmaci».

Mauro Miserendino

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