Tirocinio post laurea, non titolari: Università non lo consenta a chi è iscritto all'Ordine
L'apprendistato, gli stage e tutte le forme di tirocinio post laurea per i farmacisti non dovrebbero esistere, non ha alcun senso che un farmacista professionista che ha studiato 5 anni e ha fatto un esame di stato con un tirocinio prima della laurea debba continuare a praticare la professione senza un regolare contratto di assunzione e uno stipendio decoroso per remunerare la prestazione professionale che è chiamato a svolgere. Questo il commento del presidente della federazione delle associazioni di farmacisti non titolari Conasfa Silvera Ballerini, ai dati recentemente resi noti dalla giunta Bonaccini sulle assunzioni post tirocinio in Emilia Romagna. Secondo quanto riportato dalla giunta regionale l'85% dei tirocinanti che a settembre 2015 avevano concluso la loro esperienza di sei mesi al massimo hanno poi stipulato almeno un contratto di lavoro dipendente o parasubordinato. «La questione principale è che il farmacista laureandosi e facendo il tirocinio prima della laurea e dell'esame di stato è un professionista a tutti gli effetti e non ha bisogno di fare stage e tirocini - afferma Ballerini parlando con Farmacista33 - questo tipo di assunzione viene fatta soprattutto dalle farmacie a statuto speciale, quindi quelle che erano comunali, e non a tappeto come molti pensano. È giusto che la Fofi intervenga per fare fronte a questa situazione», conclude.
E se in Emilia Romagna il numero dei tirocini si è moltiplicato passando da 37 nel 2008 a 270 nel 2015, il Piemonte continua a rimanere il modello a cui vorrebbero rifarsi i rappresentanti di categoria delle altre regioni per riportare il fenomeno entro i livelli considerati accettabili dagli specialisti del farmaco: «Abbiamo cercato di far sì che tutte le università si comportassero come quella del Piemonte che non consente di fare stage a chi è iscritto all'Ordine - aggiunge il Presidente Sinasfa, Francesco Imperadrice - tuttavia per ora la situazione sembra bloccata e se proprio dobbiamo parlare di numeri, al Sud la situazione è sicuramente peggiore rispetto a quella che si evincerebbe dai numeri presentati in Emilia Romagna».
Attilia Burke
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