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Politica e Sanità

28 Ottobre 2016

Tirocini, Mandelli alle Regioni: vietare uso improprio su tutto il territorio nazionale


Il divieto di utilizzo della tipologia contrattuale del tirocinio nei confronti di professionisti abilitati e iscritti all'albo va affermato «definitivamente ed in modo omogeneo sul territorio nazionale». È quanto la Federazione degli ordini ha chiesto al presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome anche per il tramite dell'Assessore Lavoro, Pari Opportunità, Personale della Regione Lazio. Lo ha annunciato Andrea Mandelli, presidente della Fofi, nel corso della sua relazione presentata al consiglio nazionale Fofi lo scorso 21 ottobre.

«In questi mesi sono pervenute alla Federazione numerose segnalazioni» ha sottolineato Mandelli «da parte degli Ordini provinciali in merito all'utilizzo distorto del tirocinio nei confronti di colleghi, e in particolare di quelli più giovani, per finalità completamente estranee a quelle previste dal Legislatore e rispondenti esclusivamente all'esigenza di ottenere lavoro qualificato a basso costo. Tale situazione appare particolarmente incresciosa alla luce del fatto che come tirocinanti vengono assunti professionisti abilitati e iscritti all'albo». Tale abuso è stato nuovamente segnalato di recente dai sindacati dei farmacisti non titolari e da alcuni Ordini provinciali, in particolare in Emilia Romagna, dove il numero dei tirocini è passato da 37 nel 2008 a 270 nel 2015, dove è stato chiesto alla Regione di introdurre delle limitazioni in modo che il titolare di farmacia non possa prendere tirocinanti uno dietro l'altro».

Fa da contraltare l'esempio virtuoso del Piemonte dove solo i neolaureati non ancora iscritti all'albo professionale possono attivare tirocini extracurricolari con un'indennità per il tirocinante stabilita dalla Regione (almeno a 600 euro per 40 ore o a 300 euro per 20 ore). Mandelli ha quindi ricordato che nell'ordinamento «il superamento dell'esame di abilitazione e l'iscrizione all'albo costituiscono, di per sé, garanzia del possesso da parte del professionista di tutti i requisiti richiesti dalla legge per l'esercizio della professione; di conseguenza, ipotizzare un ulteriore periodo di "formazione" o di "inserimento lavorativo" per un professionista è assolutamente ultroneo». Da qui l'iniziativa della Fofi: «Ci siamo attivati» ha annunciato il presidente «investendo della questione il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome anche per il tramite dell'Assessore Lavoro, Pari Opportunità, Personale della Regione Lazio, richiedendo che sia affermato, definitivamente ed in modo omogeneo sul territorio nazionale, il divieto di utilizzo della tipologia contrattuale del tirocinio nei confronti di professionisti abilitati e iscritti all'albo».

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