Politica e Sanità
29 Novembre 2016Se da una parte la bocciatura dell'emendamento sulle rurali ha creato una spaccatura tra la categoria e le Istituzioni, dall'altra in alcune Regioni, la politica locale scommette sulle farmacie territoriali, aiutandole e valorizzandone il servizio. È questo il caso del Molise, dove parte dei fondi europei destinati alle aree interne disagiate soggette a spopolamento e a desertificazione è stata destinata all'implementazione della farmacia dei servizi. Nell'ambito della programmazione 2014-2020 dei Fondi Strutturali e di Investimento Europei (Fesr, Fse e Feasr) rientrano i finanziamenti di quattro zone interne del Molise, individuate dall'amministrazione regionale, per la Strategia Nazionale Aree Interne.
«Tutte le Regioni hanno deliberato un aiuto per le aree interne, tuttavia il Molise ha voluto mettere in evidenza che la risposta poteva essere la farmacia dei servizi e il tutto è descritto in un apposito dispositivo di legge» spiega il presidente Federfarma Molise Luigi Sauro parlando con Farmacista33. «Tre le aree a cui sono stati destinati questi fondi: scuola, trasporti e sanità. Nell'incentivazione della sanità il Molise ha deciso di far rientrare la triade Mmg, infermiere di comunità e farmacia dei servizi».
Il progetto è partito nel Matese, zona appenninica verso la Campania, e si è poi allargato ad altre aree. A ciascuna area sono stati destinati circa 3,5 milioni di euro per potenziare e qualificare l'offerta di servizi, appunto, scuola, trasporti e sanità. È stato quindi previsto che «le farmacie effettuino servizi come analisi di prima istanza, elettrocardiogramma e alle attrezzature ci pensa la Regione grazie ai fondi» precisa Sauro «ed è stato compito nostro far rientrare la farmacia dei servizi nel pacchetto, con una fortissima opera di sensibilizzazione aperta verso la Regione Molise».
E aggiunge: «Il Direttore generale della Regione, un sub commissario inviato da Roma, ha capito assolutamente qual è la realtà e ci ha aiutato. In questo modo la farmacia diventa il centro di riferimento della struttura. L'obiettivo è la presa in carico del paziente. Una volta preso in carico, la Asl invia alla farmacia, in quanto centro coordinatore della sanità nei piccoli paesi, una scheda di lavoro, e lo stesso fa con i medici di medicina generale e con gli infermieri. È chiaro che se la farmacia diventa braccio operativo della struttura pubblica, diventerà anche l'unico centro di distribuzione dei farmaci. È fondamentale per garantire la sopravvivenza della struttura ed evitare che i cittadini debbano percorrere chilometri per accedere ai farmaci. Per ottenere questi risultati è necessario fare sindacato».
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