Politica e Sanità
05 Dicembre 2016Non esiste un unico modello di distribuzione del farmaco che possa andare bene ovunque perché ogni regione, provincia o Asl ha peculiarità di geografia, territorio e popolazione, serve invece una metodologia condivisa per dare strumenti efficaci ai decisori. Queste le considerazioni di Giuseppe Turchetti, docente della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa, nel suo intervento al XXXVII congresso Sifo in una sessione dedicata alle sinergie tra ospedale e territorio, al termine della presentazione dei diversi studi condotti finora in Italia sui diversi modelli di gestione dei farmaci tramite distribuzione diretta e per conto. Secondo l'esperto, emerge un problema metodologico di studi condotti da un solo punto di vista, che sia di Sifo o di Federfarma, non esaustivi, perimetrati a piccole situazioni che lasciano dubbi e perplessità. Per questi motivi, ha detto l'esperto, «ben venga l'iniziativa promossa dalla Sifo che invita a un tavolo tutti gli stakeholder per avviare uno studio il cui spirito è definire una metodologia che offra ai decisori uno strumento efficace e condiviso da applicare nel proprio contesto regionale per trovare la gestione la più adatta». Un'iniziativa per la quale, come ha ricordato Marcello Pani, presidente Sifo, «tutti gli stakeholder hanno dimostrato interesse. Per dare concretezza alla promessa» ha sottolineato «subito dopo congresso verranno inviate formali convocazioni per primo incontro costitutivo». E aggiunge: «Non è tanto importante chi eroga il farmaco, che poi è sempre un farmacista a farlo, ma chi eroga il servizio migliore possibile cercando di garantire la sostenibilità del sistema. È con questo spirito ci impegnano a far partire il progetto». L'apertura del tavolo Sifo sullo studio ha ricevuto il favore della filiera. In primis i titolari che, per voce di Alfonso Misasi, segretario di Federfarma, hanno accolto positivamente l'impegno della Sifo dando la loro piena collaborazione: «Servono dati su cui ragionare per proporre soluzioni condivise che valorizzino il ruolo di tutte le professionalità interessate» ha detto Misasi e ha rilanciato sull'importanza del monitoraggio dell'aderenza terapeutica «per la quale il farmacista di comunità può fare molto», e sulla necessità di «portare dalla diretta alla Dpc tutti i farmaci che non richiedono un controllo specifico in fase di somministrazione da parte della Asl mantenendo l'acquisto in capo alla Asl». Plauso anche dalla distribuzione: «Bene un tavolo pensato per tutti che faccia ordine nella jungla di accordi regionali e locali nati dopo la 405 (L. 405/2001, ndr.)» ha commentato Walter Farris direttore generale dell'Associazione distributori farmaceutici (Adf) suggerendo poi la necessità di «fare un tagliando alla normativa che ha aggiunto modalità di distribuzione con un obiettivo difficile da comprendere, mentre ha portato sbandamento nel comparto».
Simona Zazzetta
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