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Politica e Sanità

06 Dicembre 2016

Parallel trade e carenze, Gizzi la questione va affrontare a Bruxelles


La questione delle distorsioni che nascono dal mercato parallelo dei farmaci andrebbero affrontate a Bruxelles, secondo approcci e visioni altamente sistemiche, per le quali per ora non sono state individuate nemmeno rotte maestre e non sembra esistere un'altra dimensione geo-istituzionale adeguata. Così Venanzio Gizzi presidente di Assofarm, interviene nel dibattito sulle carenze dei farmaci sottolineando «l'incapacità di istituzioni europee e nazionali di affrontare con successo il cosiddetto mercato parallelo dei farmaci all'interno della Ue». Gizzi ricorda che parte delle ragioni vanno cercate nel «prezzo dei farmaci di fascia A contrattato tra Servizi sanitari nazionali e industrie farmaceutiche e quindi non uguale da Paese a Paese dell'Unione Europea». Ciò determina nei «contesti nazionali con prezzi più alti, l'opportunità di acquistare lo stesso farmaco in paesi con prezzi più bassi. Ma in questi ultimi tutto ciò produce una pericolosa penuria di farmaci essenziali per la cura di gravi malattie croniche. Il problema» scrive Gizzi «è uno dei più complessi dell'agenda sanitaria europea: un intricato conflitto di interessi specifici e diritti legittimi per il quale ad oggi non si è trovata soluzione».

Ma non è l'unico motivo, sottolinea Gizzi: «Alcuni imputano le maggiori responsabilità ai grandi distributori intermedi. Questi sono certamente i soggetti che traggono notevoli benefici dal fenomeno, ma deve essere chiaro fin da subito che lo fanno in maniera del tutto lecita. Acquistare in Italia un farmaco e distribuirlo in Germania è operazione che risponde al principio istitutivo della UE relativo alla libera circolazione delle merci sul territorio comunitario. Rimane però il fatto che un'attività economica certo lecita provoca problemi seri a cittadini che versano in condizioni di salute assai critiche». Altri, prosegue Gizzi «sostengono che si dovrebbe uniformare a livello europeo il prezzo dei singoli farmaci di fascia A. Un'opzione che presenta più difetti che pregi. Per esempio una regolamentazione siffatta cozzerebbe contro il principio della libera contrattazione e danneggerebbe paesi come l'Italia che nelle trattative con le industrie farmaceutiche spuntano tradizionalmente prezzi più bassi».

Gizzi, conclude il suo intervento citando la nota del Ministero della Salute italiano nei confronti delle farmacie grossiste «sorte con la deroga alla norma che stabilisce incompatibilità tra distribuzione intermedia e finale». Gizzi ricorda la circolare ministeriale con cui venivano chiesti «maggiori controlli alle Regioni in termini di rispetto dei regolamenti sulle disponibilità di magazzino delle farmacie grossiste, e soprattutto dichiarando inammissibile la pratica di acquistare un farmaco con la partita iva da farmacia per poi rivenderlo con quella di grossista». Tuttavia, sottolinea, il «tentativo di vietare il "ritorno" del medicinale al distributore intermedio è stato però annullato da una sentenza del Tar al quale avevano ricorso alcune farmacie grossiste. Un tentativo ad oggi vano, quindi, cui il Ministero ed alcune Regioni intendono opporsi». Ma, secondo Gizzi, non è certo questo contenzioso, «comunque andrà a finire, a risolvere il problema, poiché in rapporto al volume totale dei farmaci commercializzati il coinvolgimento delle farmacie nel parallel trade, è poco significativo». Secondo il presidente di Assofarm «la questione dovrebbe essere affrontata a Bruxelles».


Simona Zazzetta

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