Politica e Sanità
14 Dicembre 2016Non è vero che quest'anno l'influenza è in forma più grave del solito. Aurelio Sessa, presidente Simg Lombardia, smentisce alcune voci circolate ancor prima che si manifestassero i primi casi: «La gravità dei casi visti finora è sovrapponibile a quanto accade di solito, non c'è alcun motivo di allarmare le persone. Anche le cosiddette sindromi respiratorie acute e severe, che necessitano di ricovero, sono ancora basse anche a livello europeo». Nel frattempo, l'influenza si sta progressivamente diffondendo; i dati disponibili finora arrivano fino alla prima settimana di dicembre e mostrano che la curva di incidenza sta cominciando a impennarsi. «Siamo intorno a due casi su mille ogni settimana, - dice Sessa - che, riferiti a 60 milioni di italiani, significano circa 120-150 mila nuovi casi alla settimana. Alla luce degli ultimi dati, l'incremento potrebbe essere anche maggiore e, dall'inizio della rilevazione a oggi, abbiamo superato il mezzo milione di casi». Ma gli italiani con la febbre sono stati circa il triplo: «Quasi un milione di persone hanno contratto sindromi respiratorie acute, che non sono propriamente influenza, ma che comportano sintomi talvolta simili e vanno ad aumentare il carico di lavoro dei medici di famiglia e dei pediatri».
Sessa riferisce che i virus circolanti sono prevalentemente di tipo H3N2, uno dei ceppi contenuti nei vaccini, mentre non possiamo ancora dire nulla riguardo all'influenza B o agli altri ceppi. «Infatti - chiarisce l'esponente Simg - i colleghi che fanno sorveglianza virologica e fanno il tampone faringeo ai pazienti con problemi alle vie respiratorie dicono che in questo momento, in Europa, la positività è intorno al 16%, una sensibilità ancora bassa, se consideriamo che quando il virus è pienamente circolante arriva al 75%: è quindi probabile che una quota di virus non influenzali interferiscano sulle diagnosi». Se la tendenza verrà confermata, dovremmo ritrovarci un picco tra metà e fine gennaio 2017: «Siamo dunque ancora in tempo a vaccinarci, comunque quest'anno c'è stata una buona risposta della popolazione e quasi tutte le Asl hanno dovuto dare una quota suppletiva di vaccini per far fronte alle richieste, fatto assolutamente positivo».
Renato Torlaschi
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