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Politica e Sanità

16 Dicembre 2016

Farmacisti-grossisti, Paesi Ue chiedono norma al Parlamento europeo


Non è un problema solo italiano quello della carenza dei farmaci dovuto alle distorsioni del mercato, in particolare al parallel trade e ad alzare la voce sul tema, questa volta, è il Parlamento europeo. Francia, Portogallo, Grecia, ma anche Bulgaria, Romania, Ungheria, Slovenia, Repubblica Ceca e altri Paesi ancora, hanno tutti lamentato di soffrire del medesimo male: da qui l'iniziativa di introdurre all'interno della relazione sull'accesso ai farmaci, che approderà in Aula a febbraio, un passaggio in cui si invita la Commissione europea a non chiudere più gli occhi davanti al fenomeno dell'indisponibilità dei farmaci che affligge numerose nazioni aderenti all'Ue.

A parlarne con Farmacista33 è l'eurodeputato Massimo Paolucci, vice capodelegazione del Pd al Parlamento Europeo, il quale aveva recentemente fatto un'interrogazione volta ad attirare l'attenzione della Commissione sul fenomeno del "grey market" dei farmaci. Di interrogazioni sul tema, negli ultimi anni, ce ne sono state molte, ma le richieste dei singoli parlamentari sembrerebbero non aver scalfito in alcun modo il punto di vista della Commissione in merito al parallel trade dei farmaci. «Questa volta è diverso perché non siamo più in presenza di iniziative di singoli parlamentari, ma ad un parere espresso a larghissima maggioranza nel Parlamento europeo che solleva con forza il problema, richiedendo una norma che permetta di conciliare la libertà di iniziativa di mercato con la tutela della salute - afferma Paolucci - Credo che sia la volta buona». Nella richiesta, spiega Paolucci «il Parlamento, in forma ufficiale e solenne, dice alla Commissione Europea e agli Stati nazionali che il mercato parallelo va regolamentato per garantire un accesso eguale e certo ai farmaci essenziali». In particolare, è riportato che il parlamento «chiede alla Commissione e al Consiglio di definire meglio il concetto e analizzare le cause delle carenze di medicinali e, a questo proposito, valutare l'impatto del commercio parallelo e delle quote di approvvigionamento, di stabilire e aggiornare insieme a Stati Membri, Ema e le principali parti interessate un elenco di farmaci essenziali che sono a corto di fornitura, utilizzando l'elenco Oms come riferimento, per controllare il rispetto dell'Articolo 81 della Direttiva 2001/83/UE sulla carenza di approvvigionamento, esplorare i meccanismi per affrontare il ritiro di farmaci efficaci dal mercato per ragioni meramente commerciali e di assumere iniziative per porre rimedio a queste carenze».

Bisognerà aspettare le votazioni a febbraio per avere la conferma dell'approvazione, ma «credo che questo compromesso avrà una maggioranza che andrà oltre i due terzi, dunque possiamo dire che verrà approvata al 99,9%», afferma Paolucci. D'altra parte, «non è più sostenibile questo vuoto normativo a livello europeo - afferma - Siamo in presenza di una piccola oligarchia che compra i medicinali e li rivende levando la possibilità alla stragrande maggioranza dei farmacisti di dispensare in tempo reale prodotti spesso salva-vita. È un'ingiustizia sociale, una piaga che genera quello che per molti pazienti è un lungo calvario per cercare di ottenere le cure alle quali hanno diritto di accedere». Stringendo il focus sulla questione italiana, in merito alla recente sentenza del Tar Lazio (sentenze da 11238 a 11242 pubblicate l'11 novembre 2016) che sembrerebbe stridere con i principi stilati nel documento condiviso da tutta la filiera nostrana del farmaco e dalle Istituzione al fine di scongiurare fenomeni distorsivi nella distribuzione, Paolucci ricorda che «il parere del Ministero non è né vincolante né obbligatorio. Oramai il problema ha assunto dimensioni tali che non può non essere normato a livello internazionale».


Attilia Burke

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