Politica e Sanità
19 Dicembre 2016Il ministero della Salute aggiorni al più presto l'elenco dei medicinali che le farmacie sono tenute a detenere obbligatoriamente aggiungendo la pillola dei 5 giorni dopo, in quanto oggi l'obbligo riguarda genericamente tutta la categoria dei contraccettivi, senza alcuna distinzione tra quelli "ordinari" e quelli "d'emergenza". A lanciare l'appello e il sollecito è la Società medica italiana per la contraccezione (Smic) sottolineando, in una nota, come allo stato attuale delle cose, «spesso, le donne sono costrette a passare da una farmacia all'altra per reperire la pillola dei 5 giorni dopo». La Smic riconosce a questo farmaco il «merito significativo nella forte riduzione degli aborti nel 2015, come ha rilevato la Relazione al Parlamento sulla legge 194 del ministro della Salute Beatrice Lorenzin» e quindi «ritiene sia utile un urgente aggiornamento dell'elenco dei medicinali in commercio che le farmacie sono tenute a detenere obbligatoriamente in farmacia.
In particolare, Emilio Arisi presidente della società, ricorda che «l'ultimo aggiornamento delle tabelle risale al 2014 e prevede che il farmacista sia tenuto a conservare un contraccettivo qualsiasi, senza operare distinzione tra quelli che si assumono quotidianamente per prevenire gravidanze indesiderate, e quelli d'emergenza utili ai fini di prevenire una gravidanza dopo un eventuale fallimento del metodo contraccettivo utilizzato (rottura preservativo, dimenticanze pillola, ecc) o nel caso di un rapporto sessuale non protetto». E aggiunge: «Le vecchie tabelle non tengono conto delle recenti modifiche del regime prescrittivo degli anticoncezionali d'emergenza di ultima generazione, la cosiddetta pillola dei 5 giorni dopo, per i quali è stato tolto l'obbligo di ricetta per le donne maggiorenni. Questo cambio di regime prescrittivo e la conseguente maggiore fruibilità nell'accesso al nuovo farmaco anticoncezionale d'emergenza, come rilevato proprio dalla relazione del ministro Lorenzin, è tra le cause della diminuzione delle interruzioni volontarie di gravidanza. Dare la certezza alle donne italiane - conclude Arisi - di poter trovare in ogni farmacia del territorio nazionale questo presidio farmacologico, senza essere costrette, come spesso avviene, di passare da una farmacia all'altra, è pertanto un fattore importante per ottenere un ulteriore e auspicabile calo delle Ivg anche negli anni a venire».
Simona Zazzetta
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