Politica e Sanità
20 Dicembre 2016La così detta pillola del giorno dopo torna alla ribalta delle cronache. Il Tribunale di Gorizia, con sentenza del 15 dicembre scorso, ha assolto la farmacista accusata di reato di omissione o rifiuto di atti di ufficio perché, in qualità di collaboratrice presso la farmacia comunale, e quindi incaricata di pubblico servizio, durante il turno di notte di tre anni fa si era rifiutata di consegnare il farmaco Norlevo, nonostante l'esibizione di ricetta medica rilasciata con espressa indicazione di assumere il farmaco nella stessa giornata. «Dopo tre anni di procedimento penale - commenta Simone Pillon avvocato della farmacista, in una lettera inviata alla stampa - con tutto quello che ciò può comportare in termini personali, familiari e professionali, la nostra assistita ha visto riconosciute le sue sacrosante ragioni, conformemente a quanto previsto dall'art. 3 del codice deontologico dei farmacisti che recita "Il farmacista deve operare in piena autonomia e coscienza professionale conformemente ai principi etici e tenendo sempre presenti i diritti del malato e il rispetto per la vita"».
Il Pubblico Ministero aveva chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche e la condanna alla pena di 4 mesi di reclusione coi benefici di legge. Ma il Tribunale ha dato lettura del dispositivo della sentenza di assoluzione, escludendo la punibilità della condotta di cui al capo di imputazione ex art. 131 Cp e riservandosi le motivazioni nel termine di giorni 90. Anche per il presidente del Movimento per la Vita Italiano, Gian Luigi Gigli, il Tribunale di Gorizia ha solennemente riaffermato il primato della coscienza sulla legge. «Si tratta di un tema che diventerà sempre più pressante a causa degli sviluppi della ricerca biomedica e delle applicazioni tecnologiche in ambito sanitario. Per questo, come Presidente del Movimento per la Vita Italiano - e come parlamentare eletto in Friuli Venezia Giulia - prendo atto con grande soddisfazione della sentenza con cui è stata assolta la farmacista E.M. dall'accusa di essere rifiutata di dispensare il cosiddetto contraccettivo di emergenza Norlevo», conclude Gigli.
Rossella Gemma
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