Politica e Sanità
16 Gennaio 2017Se non sarà prorogato a giugno 2018 il termine per la presentazione dei dossier per il rinnovo della registrazione dei farmaci omeopatici in commercio da 30 anni si rischia un crollo di fatturato tra 70 e i 90 milioni di euro su 300 milioni di fatturato annui, la scomparsa di piccole e medie aziende e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Questo lo scenario che si profila per il settore delineato da Omeoimprese che chiede al Ministero della Salute una spiegazione della sua posizione e l'approvazione dell'emendamento al Dl Milleproroghe. «Mesi di dialogo con il Governo non sono valsi a nulla» spiega Giovanni Gorga, presidente di Omeoimprese, «Le nostre istanze sono state ignorate dal DL Milleproroghe e ora restano meno di due mesi per "correre ai ripari" ed evitare il peggio. Ma con quali certezze? Il processo di registrazione si è finalmente avviato, ma l'elevatissimo numero di dossier e le difficoltà emerse per le caratteristiche proprie dell'omeopatia e le connesse differenze con l'allopatia, richiedono almeno un anno in più per arrivare all'obiettivo. Qui c'è in gioco il posto di lavoro di 4.000 addetti, decine di aziende rischiano la chiusura entro l'anno. Qual è la strategia del Ministero della Salute?».
Gorga ricorda come l'associazione per anni si sia battuta per una regolamentazione del settore: «Abbiamo lavorato strenuamente con le Istituzioni e nel 2019 saremo in vendita in farmacia con l'Aic, esattamente come avviene per i medicinali allopatici. In fase di predisposizione dei dossier sono emerse alcune problematiche che hanno rallentato l'iter di registrazione dei farmaci ed ora i tempi sono davvero ristretti. Lo abbiamo comunicato ad Aifa, che peraltro si troverebbe paralizzata se tutti i documenti arrivassero simultaneamente. E lo abbiamo comunicato al Ministero della Salute, che ha rinviato la soluzione a marzo, con la spada di Damocle di imminenti elezioni politiche». Ora, afferma Gorga, «bisogna parlare chiaro e il Ministero della Salute deve prendere una posizione ufficiale in questa vicenda. Le strade percorribili sono soltanto due: la proroga della scadenza dei dossier a giugno 2018 in fase di conversione in legge del decreto Milleproroghe, oppure una dichiarazione del Governo che motivi questo diniego e la volontà esplicita di affossare il settore. In barba a migliaia di lavoratori che rischiano il posto».
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