Politica e Sanità
19 Gennaio 2017La paura. È una sorta di sottofondo, che non passa mai, per quei tanti farmacisti di molte parti d'Italia che non hanno smesso di prestare servizio, nonostante le scosse di terremoto che continuano a farsi sentire, la neve troppo alta che può generare valanghe, la pioggia che riapre il rischio di esondazioni, il freddo fuori e dentro le farmacie o la propria abitazione, perché rimaste a lungo senza corrente. Dalle Marche, all'Abruzzo, al Lazio, e via verso sud, lo scenario è di grave difficoltà ma, racconta Alfredo Orlandi, presidente Sunifar, «è vivo e presente il senso di solidarietà verso la popolazione, la consapevolezza che ci sono persone che hanno bisogno».
La situazione del centro sud Italia la si coglie dalle foto e dai video pubblicati da giornali e siti, anche se certe immagini sembra di averle già viste, solo senza neve. E quello che colpisce, oltre "al dolore e, appunto, alla paura, che serpeggia, è il senso di vuoto. In molti paesi non c'è più niente, è tutto chiuso: c'è solo la farmacia, se è rimasta agibile, oppure, come a Montereale, il container (da settembre)». E così «alcuni farmacisti, come la collega di Montereale, sono fuori al freddo, a disposizione della popolazione. Quando entrano nei locali per prendere i medicinali di cui c'è bisogno lo fanno con circospezione, magari aspettano che la scossa sia finita». C'è poi la paura ad allontanarsi anche per il fenomeno sciacallaggio, che «purtroppo spesso segue situazioni di questo tipo». La situazione è resa ancora più complicata dal fatto che «le strade sono bloccate e anche l'esercito, in molte parti, non è ancora riuscito ad arrivare. Alcune zone sono raggiungibili solo a piedi, con le ciaspole o con gli sci». Un quadro che rende difficoltosi anche «gli approvvigionamenti di farmaci alle farmacie. Ci si cerca di arrangiare in qualche modo, ma fino a che le strade sono bloccate tutto è difficile». Oltre al fatto che chi esce di casa «dopo aver spalato al mattino, poi spera di riuscirci a ritornare. Di fronte a questi atti di coraggio e di solidarietà dei farmacisti non posso negare, come rappresentate delle farmacie rurali, un senso amarezza, per come, nonostante questo, veniamo trattati».
Francesca Giani
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