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Politica e Sanità

19 Gennaio 2017

Ricetta elettronica, Veneto verso abolizione promemoria. Da farmacie ancora perplessità


«Non siamo contrari all'abolizione del promemoria della prescrizione, prima si fa e meglio è. Ma al momento è un cardine della continuità del servizio farmaceutico. Con carta o senza, il medico può sempre dare la sua risposta al paziente in termini di prescrizione; se ci sono problemi nel collegamento informatizzato e la carta non c'è, il farmacista non può più dare risposte a quel paziente».

Alberto Fontanesi, presidente di Federfarma Veneto, ribadisce le perplessità del sindacato di fronte al diffondersi della sperimentazione della ricetta de materializzata. A giugno 2016 i sindacati medici hanno firmato con la Regione un protocollo in cui si predispongono a non stampare più il promemoria con cui il paziente si reca dal farmacista a chiedere le medicine a carico del Ssn, Federfarma fin qui non ha aderito. Al momento, in Veneto il 90% delle prescrizioni di medicine è su ricetta elettronica, più bassa la percentuale di impegnative online per esami e visite specialistiche; il medico stampa il promemoria per l'utente, ma ora a Belluno, Padova, entroterra veneziano e presto a Verona, si sperimenta l'opzione "niente promemoria".

«Siamo favorevoli anche noi a questo cambiamento ma registriamo precise difficoltà», afferma Fontanesi. «Prima perplessità: come tutti i colleghi ogni settimana sono costretto a segnalare a Regione e consorzio informatico Arsenàl non una ma più disfunzioni del sistema di accoglienza dati (Sar-Sac), e non tanto per problemi legati alla connettività, quanto per disconnessioni dei server regionale e delle Ulss. Quando ci sono malfunzionamenti e abbiamo davanti un cittadino che chiede un farmaco Ssn se abbiamo il promemoria sappiamo ciò che ha prescritto il medico altrimenti dobbiamo aspettare, e sappiamo quanto sia urgente a volte dispensare queste medicine. Abbiamo inoltre registrato disallineamenti tra i file delle ricette elettroniche a noi pervenuti e il file che contabilizza le fustelle. In qualche farmacia sono sparite ricette dal conteggio, in una addirittura 180: queste prestazioni ci sono state pagate solo perché i colleghi han potuto produrre i promemoria con apposte le fustelle, che restano per fortuna "valori bollati". Registriamo anche disallineamenti nell'anagrafica, pazienti che ci dicono di essere esenti ma se consultiamo i dati online non lo sono, e viceversa pazienti che non dicono nulla ma sono esenti; in entrambi i casi il confronto tra dato enunciato e dato informatizzato è facilitato dal promemoria stampato dal medico, se non ne teniamo conto e incappiamo in errore non solo paghiamo i due euro di sanzione, ma rischiamo almeno in teoria conseguenze legali per quanto falsamente attestato. E ancora, la legislazione farmaceutica per alcune categorie di farmaci come i non ripetibili obbliga tuttora a conservare i supporti cartacei atti a comprovare la prescrizione. I nostri gestionali fanno lo "switch" ogniqualvolta un paziente ci presenta una ricetta per un farmaco Ssn il cui ticket costa più che l'acquisto "libero", ma eliminando il promemoria l'automatismo si perde. Più volte infine il Garante della Privacy per altre regioni ha ricordato che una cosa è consultare i dati sulla ricetta inviata online dal medico e un'altra, purtroppo ipotizzabile nella de materializzazione spinta, che siano richiamati in automatico dati sensibili del paziente contenuti nel Fascicolo sanitario elettronico, e che non siamo autorizzati a consultare.

Altro problema: i tecnici della Regione ci hanno detto che, nei casi in cui non è possibile accedere al sistema d'accoglienza il medico può inviare la prescrizione al cittadino sul tablet, ma questa soluzione -oltre non venire incontro agli anziani e ai soggetti non avvezzi all'uso di dispositivi informatici - si presta a profili di violazione della privacy». Fontanesi aggiunge che sussistono problemi anche di tipo sindacale, «abbracciare un sistema di dispensazione non previsto dalla convenzione vigente ci toglie tutele. Questo aspetto però è secondario. Noi abbiamo fatto una controproposta alla Regione e siamo in attesa di convocazione, non siamo all'"opposizione" del progetto (nostre farmacie partecipano alla sperimentazione), ma chiediamo certezze in caso di black-out. Come certezze ci dovrebbe dare la Regione su privacy e pagamenti e non certo a spese nostre. Siamo professionisti che devono dare una medicina nel tempo più breve possibile a un paziente. Le indagini di gradimento 2009, 2012, 2014 ci danno al primo posto nella fiducia degli italiani. Se ci mettiamo in condizione di non poter garantire la continuità nella dispensazione delle cure rischiamo di creare un danno non ben calcolabile alla collettività».

Mauro Miserendino

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