Politica e Sanità
23 Gennaio 2017Bene l'intento di dare una regolamentazione al settore, dimostrato dal ministero della Salute, ma nel rivedere la materia è fondamentale cogliere i bisogni di salute dei pazienti e valorizzare l'esperienza clinica e professionale, costruita giorno per giorno nel rapporto di cura, di medici e farmacisti. È questo l'appello che parte da Fabio Firenzuoli, esperto in fitoterapia e fitovigilanza, intervenuto nel dibattito sul decreto ministeriale di fine anno sui galenici dimagranti, che «tra le altre, ha proibito ai medici di prescrivere anche sostanze naturali, sulla carta a scopo dimagrante».
Come già detto, a essere interessate sono «tra le altre, sostanze quali the verde, finocchio, pilosella, Tarassaco, fucus, rabarbaro, e così via» - piante «non di tipo dimagrante, ma digerente, diuretico, lassativo», con «il medico che è costretto a indicare in ricetta un uso non dimagrante». Certamente, spiega Firenzuoli, «l'intento del decreto è comprensibile: l'idea era quella di mettere dei paletti a una sorta di anarchia prescrittiva. Ma le modalità sono poco appropriate». Allo stato attuale, continua, «la situazione è di confusione: il decreto ha creato di fatto un disservizio, per i pazienti, medici e farmacisti. Con il risultato che si è generato un clima di paura, in un'applicazione fin troppo letterale del decreto». Certamente, «il Ministero, attraverso il tavolo di lavoro, che vede coinvolte istituzioni e sigle della professione, sta cercando di riportare ordine sulla questione, e per questo sono fiducioso che si arriverà a una soluzione, anche se i tempi potrebbero non essere brevissimi». Anche perché «non è un settore semplice da regolamentare. Credo che la chiave sia quella di prestare ascolto all'istanza professionale, che va salvaguardata, e ai bisogni del paziente, che rappresentano il fine ultimo di ogni intervento. L'esperienza clinica e professionale, al servizio delle necessità del paziente, è importante ed è a questo, più che al mercato o a quant'altro, che le norme si devono adeguare».
Francesca Giani
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