Politica e Sanità
16 Febbraio 2017Prolungare la validità della graduatoria dei vincitori del concorso straordinario da due anni a sei, come propone un emendamento al Milleproroghe può rappresentare un'opportunità o un danno per i vincitori. Tutto dipende dal punto in cui si trova la procedura concorsuale e dalla velocità con cui marcia l'iter. È quanto emerge dai commenti dei vincitori in realtà regionali diverse.
«Prorogare la validità delle graduatorie non servirà ad accelerare i tempi del concorso» avverte Giuseppe Augello coordinatore del comitato dei vincitori del concorso in Sicilia «anzi bloccherà ulteriormente il futuro dei vincitori. La validità ha inizio a partire dalla data del primo interpello, il che significa che in alcune regioni come la Sardegna, l'Umbria e l'Abbruzzo, dove non è ancora partito il primo interpello nessuno correrà per avviarlo e nel frattempo si lascia tempo e spazio per fare altri ricorsi, molti dei quali si sarebbero risolti se fosse passato l'emendamento sul punteggio della ruralità. Ricorsi che in Regioni come la Sicilia e la Calabria stanno bloccando l'iter. È mancata la volontà politica di risolvere questo nodo dando un piccolo premio alle Regioni più solerti che sono in una fase avanzata del concorso. Ora si pensi a un correttivo di norma, più che mai necessario». Ed è proprio nelle regioni che stanno procedendo che l'emendamento trova il favore dei vincitori, in particolare nel Lazio dove, come spiega a Farmacista33 Camillo Corvino, esponente di "Farmacisti Straordinari", associazione che raggruppa i vincitori del concorso laziale con lo scopo di tutelare i propri diritti e avere maggior peso davanti alle istituzioni, «il secondo interpello rischiava di andare oltre la scadenza della graduatoria». Corvino sottolinea che «prolungando la validità ci saranno più interpelli dando così la possibilità a tutti i vincitori di accedere alla assegnazione delle sedi messe a concorso e di aprire la farmacia», con particolare riferimento anche alla Toscana e al Piemonte. E aggiunge: «Si poteva trovare una via di mezzo tra due e sei anni. Forse sono troppi, ma è fondamentale che questa durata non diventi una scusa per le Regioni per prendersela comoda con l'iter. Sta a noi vigilare sulle Regioni affinché questo non accada».
Simona Zazzetta
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