Politica e Sanità
20 Febbraio 2017Il caso della distribuzione diretta a Bore, piccolo comune in provincia di Parma, di recente sulle pagine della cronaca locale, ha destato perplessità nella categoria, sia per la vicenda in sé, sia per un atteggiamento poco orientato a cogliere le reali esigenze del territorio che talvolta ha la politica, ma, più in generale, rispetto alle farmacie emiliane non mancano le preoccupazioni sulla situazione, in particolare, delle più piccole. A lanciare una riflessione Alfredo Orlandi, presidente Sunifar, che si dice preoccupato «per le conseguenze che la legge di riordino del servizio farmaceutico della regione, licenziata a marzo e modificata in alcuni punti a fine dell'anno scorso, sta avendo per le farmacie rurali». Della normativa, spiega Orlandi, «sono soprattutto due i punti che suscitano perplessità, sia in termini di ricadute sulle piccole farmacie, sia anche per eventuali ripercussioni in ambito nazionale nel caso in cui altre Regioni, come spesso accade, dovessero riprendere il modello».
In particolare, «al centro della riflessione c'è l'articolo che riguarda i turni notturni, che, pur essendo stato ridimensionato nelle modifiche di fine anno scorso, pone alcuni problemi. Il fatto di prevedere la presenza del farmacista nel presidio rurale o anche nella farmacia urbana di notte, invece che la sola reperibilità, è una richiesta che non tiene conto delle difficoltà di certi piccoli paesi. Le farmacie rurali spesso sono a conduzione famigliare e in alcune situazioni non possono appoggiarsi a personale per l'organizzazione di turni. Inoltre occorre considerare che la maggior parte delle farmacie, magari di zone montane, sono di piccole dimensioni ed è difficile prevedere al loro interno la possibilità per il titolare di dormire. La Regione ha cercato di porre rimedio prevedendo che se il farmacista abita nello stesso stabile può effettuare il turno di notte a battenti chiusi. Ma a questo punto ci chiediamo: e se abita nello stabile di fronte?». Altro tema sono «i dispensari farmaceutici per i quali viene stabilito che il Comune può autorizzarne l'apertura nei centri abitati privi di assistenza farmaceutica, anche al di fuori dei casi previsti dal legislatore nazionale, per esempio "qualora sussista una oggettiva difficoltaÌ degli abitanti a raggiungere la sede farmaceutica piùÌ vicina". Inoltre, nel caso in cui non sussistano le condizioni di economicitàÌ ed efficienza per l'apertura del dispensario, il Comune stesso puòÌ rispondere al bisogno di assistenza farmaceutica della popolazione di riferimento attivando la consegna al domicilio dei farmaci. Tali punti ci lasciano perplessi e ci pare contraddicano principi alla base del sistema farmaceutico in generale».
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