Politica e Sanità
01 Marzo 2017Per la prima volta l'Organizzazione mondiale della sanità ha stilato una lista dei batteri più pericolosi che, avendo sviluppato una resistenza agli antibiotici, già oggi sono responsabili di milioni di decessi e, secondo la stessa Oms, saranno la principale causa di morte nel 2050. Si tratta di 12 famiglie, suddivise in tre categorie a seconda della loro criticità. Il gruppo dei batteri multi-resistenti (Acinetobacter, Pseudomonas e diverse Enterobatteriacee) è il più preoccupante e l'Agenzia ritiene che la ricerca dovrebbe essere mirata prioritariamente proprio allo sviluppo di farmaci contro questi batteri.
In questo contesto, che vede l'Italia tra i paesi più esposti in Europa, con percentuali di resistenza particolarmente elevati, il ministero ha annunciato un Piano articolato, che dovrebbe vedere la luce in primavera e si pone diversi obiettivi: da una maggiore informazione e consapevolezza al rafforzamento della prevenzione e della sorveglianza, dalla promozione di un utilizzo corretto degli antibiotici al sostegno alla ricerca scientifica.
Se ne è parlato nei giorni scorsi in occasione del workshop Ahead: promosso da Msd Italia, che ha visto la partecipazione di molti degli stakeholder interessati al problema, a cominciare da Ranieri Guerra, direttore generale Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, che ha spiegato l'opportunità di un approccio coordinato e interdisciplinare orientato a un obiettivo comune.
La necessità dell'educazione riguarda a diversi livelli tutta la popolazione, dai comuni cittadini fino agli specialisti, ma ai medici viene certamente riconosciuto un ruolo essenziale, perché a loro spetta il compito di prescrivere gli antibiotici in maniera corretta, al fine di ridurre il rischio di sviluppare resistenza nei batteri.
Se Walter Ricciardi, presidente Istituto Superiore di Sanità (Iss), ha ricordato l'importanza di una collaborazione "fattiva e intelligente" tra soggetti pubblici e privati, il direttore dell'Aifa Mario Melazzini ha dichiarato il proprio impegno a lavorare con le aziende per un accesso equo alle terapie attraverso il Ssn.
È infatti necessario che i farmaci possano essere disponibili a medici e pazienti con la massima tempestività, per evitare la circolazione e il rafforzamento dei batteri patogeni, come ha sottolineato Federico Gelli, membro della Commissione Affari sociali della Camera.
Renato Torlaschi
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