Politica e Sanità
02 Marzo 2017«Un medico su dieci cambia farmaco se lo dice l'Asl e uno su tre cambia terapia per motivi economici? In realtà, è deontologico orientare la prescrizione in modo da risparmiare risorse per la comunità, fermo restando l'obbligo di dare una terapia di pari efficacia al paziente. Perché gli Ordini sono perplessi?» Alberto Donzelli membro del comitato scientifico della Fondazione Allineare Sanità e Salute (che nell'iter d'approvazione della legge sulla responsabilità ha chiesto di contemperare con la presenza competente di pubbliche istituzioni la funzione affidata alle società scientifiche di emanare linee guida di buona pratica clinica) fa riferimento all'Indagine sull'esperienza dei medici in tema di aderenza alle terapie di Cittadinanzattiva.
Per lo studio, presentato di recente a Roma, sono stati intervistati 800 medici di cui 200 di famiglia o pediatri di libera scelta ed è stato evidenziato che la sostituzione di un farmaco o di una terapia è influenzata in pari misura da motivi scientifici, economici e dalle reazioni del paziente. Un medico su tre afferma di cambiare farmaco quando il paziente tollera poco il medicinale prescritto; più di uno su tre sostituisce di frequente sulla base delle linee guida provenienti dal mondo scientifico; uno su dieci invece cambia il farmaco di frequente su pressione Asl, ma se si parla di "motivi economici" genericamente la proporzione diventa di un intervistato su tre del campione complessivo. Non mancano le perplessità, e in un'intervista a Filodiretto il presidente dell'Omceo Napoli Silvestro Scotti medico di famiglia, ha affermato che ai colleghi che cambiano su intervento dell'Asl l'Ordine dovrebbe ricordare che l'interesse del paziente viene prima della sostenibilità delle cure. Donzelli non discute che l'interesse per la salute abbia priorità, ma rileva che vada declinato meglio cosa sia interesse reale del cittadino-paziente e degli altri cittadini-assistiti.
Cita una sentenza Tar Lazio di "scuola", la 2238 del 14 marzo 2011, che recita: "La violazione del codice deontologico del medico sussiste nel caso in cui prescrive il farmaco piuÌ costoso pur essendo adeguati agli effetti terapeutici quelli di minor costo per la collettivitaÌ, che eÌ cosiÌ chiamata a sostenere la spesa farmaceutica senza un apprezzabile vantaggio sul piano terapeutico". «Questa sentenza ha affermato che, fermo restando l'obiettivo di tutelare la salute del singolo, quando c'è equivalenza tra due tecnologie, una più e una meno costosa, il medico ha l'obbligo ippocratico di privilegiare la terapia meno costosa». «Visto che il Servizio sanitario nazionale ha risorse limitate, prima di ipotizzare che i medici che seguono la linea guida Asl abbiano disobbedito, l'Ordine dei Medici farebbe meglio a chiedere direttamente all'Asl quali criteri abbia privilegiato, se le soluzioni adottate "per motivi economici" siano altrettanto efficaci ed appropriate o meno. Se come può accadere la proposta meno costosa è addirittura più efficace oltre che più economica, sulla base di quanto si evince dalla valutazione degli standard e senza entrare nel merito della scelta finale sul singolo, che può tener conto anche di condizioni particolari, essa va privilegiata senza tentennamenti nell'interesse sia del paziente sia della comunità; se invece l'efficacia è "solo" pari, va privilegiata comunque senza indugi perché è nell'interesse della comunità. Questa è deontologia. Nella mia esperienza con l'Asl a Milano (Donzelli ha diretto in passato il Servizio Educazione all'Appropriatezza ed EBM, ndr) mai abbiamo proposto soluzioni che non avessero almeno pari efficacia rispetto ad altre poste in secondo piano per motivi economici». Anche sulle linee guida provenienti dal mondo scientifico, che nello studio di Cittadinanzattiva risultano influenzare una prescrizione su tre, per Donzelli «gli Ordini potrebbero entrare nel merito. Talune sembrano privilegiare soluzioni più "costly" che "effective", rivelando condizionamenti che con la salute hanno poco a che vedere. Nel formulare linee guida ci vuole un concorso di competenze multidisciplinari e le Società Scientifiche vanno affiancate da esperti di Sanità Pubblica con competenze di merito oltre che metodologiche».
Mauro Miserendino
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