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Politica e Sanità

20 Marzo 2017

Controllo aderenza, via obbligata per farmacie. Medici di base favorevoli


Il futuro economico delle farmacie territoriali si gioca sulla presa in carico dei pazienti cronici e su nuovi criteri di remunerazione del farmacista, per prestazioni - effettuabili anche nelle strutture Asl e insieme ad altri attori del servizio sanitario pubblico - che evitino in sostanza ricoveri impropri. Il messaggio lo lancia Nello Martini, Dg Drugs & Health Srl e già direttore Aifa. «Se le farmacie non prenderanno in carico le cronicità sarà la casa della salute a gestirle attraverso la distribuzione diretta dei medicinali, che in teoria potrebbe crescere di quota erodendo ulteriormente la parte di farmaci Ssn acquistata dal farmacista», spiega Martini a Farmacista Più a un incontro sui nuovi modelli di remunerazione organizzato da Assofarm e moderato dal segretario dell'associazione Francesco Schito.

Dopo l'accordo con l'Agenzia del Farmaco del 2012, annullato dalla Consulta, un importante momento di interlocuzione tra stato e farmacisti è rappresentato dal tavolo al Ministero dello Sviluppo sulla distribuzione per conto (Dpc), teso a riportare le nuove molecole nelle farmacie "sotto casa" dei cittadini. Ma Martini avverte: per quanti farmaci si possano strappare alla distribuzione diretta "secca", vincendo con nuovi criteri distributivi le differenze di prezzo sopportate dalle regioni che praticano la Dpc (dovute per lo più alla remunerazione del farmacista diversa da una regione all'altra) la sostanza delle cose non cambia. La quota dei farmaci Ssn acquistata dai farmacisti continua a decrescere, ancora nel 2000 era l'81 p% (contro un 19% di principi attivi acquistati direttamente da Asl e ospedali), nel 2010 il rapporto era sceso a 60 a 40, nel 2020 sarà capovolto, 40 a 60. «E scenderà ancora», ammonisce Martini, che già in Aifa aveva proposto un modello "britannico" in cui il Ssn remunerava le farmacie per servizi offerti e non in base al prezzo del farmaco. Il discorso scivola sul capitolo della "pharmaceutical care", i nuovi servizi del farmacista - quelli effettuabili per conto del servizio sanitario.

Emidia Vagnoni docente di economia aziendale all'Università di Ferrara, accenna almeno a tre nuovi capitoli accanto all'aiuto alla self care, già testato nella sperimentazione sulla compliance degli asmatici: la composizione personalizzata delle terapie volta a migliorare l'aderenza del paziente (che potrebbe essere remunerata per ogni paziente reclutato o "per fee"); la condivisione del trattamento in rete con medico di famiglia e specialista, che a monte richiederebbe un accordo locale, regionale o nazionale per nuovi compiti legati all'adesione e all'accesso al sistema informatico, e la medication review con il paziente per monitorare l'aderenza. Accanto al nostro ci sono sistemi sanitari come quello britannico dove fino al 30% del fatturato del farmacista viene da questi servizi. I medici di famiglia sono molto ben disposti verso questa nuova figura di "farmacista d'iniziativa", come ha spiegato Gianfranco Breccia, segretario Snami.



Loredano Giorni responsabile del servizio di assistenza farmaceutica della Regione Piemonte ha invece ricordato come i tavoli voluti da Federfarma, prima sulla remunerazione e ora sulla Dpc, al massimo livello istituzionale nazionale, eludano le competenze delle regioni che in ultima analisi pagano l'assistenza per i propri residenti e che vorrebbero parlare alle farmacie. Ma non hanno fretta, la quota di farmaci acquistati in Dpc è buona, il valore medio degli esborsi per ricetta è sceso, «per chi avesse fretta di cambiare le cose la sede naturale dove si discute di remunerazione (e dove le farmacie dovrebbero portare le loro proposte) è la contrattazione dell'accordo nazionale con la Sisac».


Mauro Miserendino

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