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Politica e Sanità

20 Aprile 2017

Mortalità farmacie pari a un terzo delle aperture. Fvg e Marche quote più alte


A livello nazionale, tra il 2013 e il 2015, le farmacie in cui eÌ stato registrato il termine della gestione dell'attività sono state mediamente pari al 33% delle farmacie attualmente aperte (dato riferito a maggio 2016). Quote maggiori sono state riscontrate in Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia e Valle d'Aosta, con valori elevati anche in Umbria, Sicilia, Emilia-Romagna (36%). Questo uno dei dati messi in luce dalla ricerca "La spesa farmaceutica a carico del Ssn. Comparazione tra accordi regionali e modalità di distribuzione" elaborata dalla Studio Antares di Forlì e presentata nell'ambito del convegno organizzato da Assofarm Emilia Romagna che ha messo a confronto tutti gli accordi regionali (aggiornati ad ottobre 2016) sulla Dpc.

«Usando l'open data del Ministero della Salute sulla localizzazione delle farmacie» si legge nella ricerca, per quanto riguarda le percentuali di chiusure dal 2013 al 2015 sulle farmacie aperte a maggio 2016 si trova al primo posto il Fvg, con 12,5 punti percentuali di distanza rispetto al valore nazionale, seguita da Marche (11,8), Puglia (10,9), Vda (9,7). Sempre sopra la media nazionale c'è poi Umbria con 4,3, Sicilia (2,5), Emilia Romagna, (2,2), Trento (1,8), Veneto (1,1), Toscana (0,2). «Tra le province» continua la ricerca «al primo posto si trova Ascoli Piceno, seguita da Pordenone, mentre in Emilia Romagna la prima a comparire eÌ ForliÌ-Cesena che si trova in settima posizione. Rispetto alla media nazionale la situazione in Emilia-Romagna, negli ultimi 3 anni, eÌ progressivamente deteriorata. Si partiva nel 2013 con un quadro in linea con il valore nazionale, in cui le "nuove aperture" superavano le chiusure (indice di sviluppo 0,8%); nel 2014, il contesto generale peggiora, le gestioni chiuse sono maggiori di quelle riaperte (indice di sviluppo -0,2%) e lo stesso trend si registra in Emilia-Romagna; nel 2015 l'Emilia-Romagna mantiene la stessa situazione dell'anno prima (gestioni chiuse superiori a quelle nuove riaperte), mentre a livello nazionale la condizione migliora, con le nuove gestioni che sopravanzano le chiusure (0,3% contro -0,2% dell'Emilia-Romagna). Nel 2013 e 2014 gran parte delle province dell'Emilia-Romagna, incluse quelle romagnole, faceva meglio della media nazionale e regionale, nel 2015 invece solo Reggio e Piacenza si posizionano sopra la media, mentre ForliÌ- Cesena e Rimini cadono alle ultime posizioni».

Dalla ricerca, spiega la ricercatrice Annalisa Campana, sono emerse «21 realtà sanitarie molto differenziate. In particolare, il compenso per la remunerazione della Dpc è solo uno degli elementi di diversità degli accordi che sono un equilibrio complesso tra servizi e compensi. In alcuni casi questo equilibrio è a detrimento della sostenibilità delle farmacie. La distribuzione della spesa convenzionata netta pro capite dal 2012 al 2015 è diminuita dell'8% mentre la spesa pubblica, di cui la convenzionata fa parte, è aumentata del 14%. La mancanza di un modello comune di riferimento per la distribuzione diretta accentua le diversità di trattamento tra i cittadini che dovrebbero avere uguale diritto alla salute. L'Emilia Romagna, una tra le regioni italiane più virtuose, in termini di spesa convenzionata pro capite, ad esempio, vede una maggiore difficoltà per la sostenibilità delle farmacie che registrano una quota di mortalità al di sopra della media nazionale».


Francesca Giani

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