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Politica e Sanità

04 Maggio 2017

Ddl concorrenza, Calenda: ok rapido poi decreto legge. Sulle società di capitale categoria spaccata


«Dopo un esame durato complessivamente 800 giorni credo che i temi siano stati affrontati compiutamente. Spero in un'approvazione rapidissima della Camera. È una questione di serietà per il Governo Gentiloni e per quello Renzi che ha presentato il provvedimento. Credo che eventuali modifiche dovrebbero rientrare in altri veicoli o nel prossimo provvedimento per la concorrenza che a questo punto potrebbe essere un decreto legge». Così il giorno dopo l'approvazione in Senato, con la fiducia, del Ddl concorrenza, il ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda ribadisce le linee guida del suo ministero rispetto all'iter futuro: rapida approvazione alla Camera e decreto legge collegato alla manovra d'autunno per riprendere i discorsi rimasti sospesi, sono le parole d'ordine. Calenda ribadisce anche l'importanza della concorrenza «come grande veicolo di crescita dell'economia ma anche di equità sociale».

Ma non è solo il ministro a reagire al passo avanti compiuto dalle liberalizzazioni. Il Ddl concorrenza, infatti, offre nuovo spazio alle schermaglie elettorali in Federfarma. Se da una parte il presidente di Federfarma nazionale Annarosa Racca, apprezza «che Governo e Parlamento abbiano ribadito per l'ennesima volta che i farmaci con ricetta devono restare in farmacia» e rivendica «il tetto regionale sulle catene messo al Senato» come «segnale di sensibilità e attenzione per il canale e le sue specificità», dall'altra il presidente di Federfarma Roma Vittorio Contarina, tra i più attivi esponenti di Farmacia Futura, parla di «rammarico per tutto quel che si poteva fare e non è stato fatto». Contarina chiama in causa direttamente la gestione della questione da parte di Federfarma nazionale e si dice «sconcertato» per le parole di approvazione della presidente Racca sul paletto del 20% alle società di capitale. «Un paletto inutile» per l'esponente di Farmacia Futura, «basta pensare che, facendo l'esempio del solo Lazio, su 1500 farmacie totali, una singola società potrà possederne fino a 300. Di conseguenza, 5 società potranno spartirsi tutte le farmacie della Regione e, dunque, di tutta Italia» sottolinea.

E sul tetto alle società di capitali «risibile e irrilevante» torna in una precisazione odierna il senatore Luigi D'Ambrosio Lettieri di Direzione Italia. Il tetto, spiega D'Ambrosio in una nota, si riferisce alla percentuale massima che ciascuna società di capitale (e non le società di capitali nel loro complesso) potrà detenere nell'assetto proprietario delle farmacie sul territorio regionale o nella provincia autonoma. In sostanza» spiega il senatore, «se per esempio una regione avesse mille farmacie e cinque società di capitali decidessero di acquisirne ciascuna il 20%, non sarebbe difficile comprendere che si aprirebbe una vera autostrada su cui far scorrazzare un nuovo oligopolio con una deriva mercatista che produrrà seri danni oltre che all'autonomia della professione, facendo prevalere le logiche di mercato su quelle di tutela della salute, anche sul versante occupazionale, dello sviluppo del comparto, della economicità e qualità dei servizi. Altro che benefici ai cittadini». Fortemente critici al testo approvato, ma da un'altra prospettiva, anche i rappresentanti delle parafarmacie. «Il Ddl ignora del tutto la questione dei farmacisti delle parafarmacie e di fatto sostituisce una lobby, quella di Federfarma, con quella delle multinazionali» è il commento del presidente della Federazione nazionale parafarmacie Davide Gullotta. Sulla stessa lunghezza d'onda il Movimento nazionale liberi farmacisti che parla di «legge in favore dei poteri forti, corporazioni e grande capitale, contro gli interessi dei cittadini e dei consumatori.


Marco Malagutti

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