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Politica e Sanità

05 Maggio 2017

Sanità digitale, solo un italiano su 3 prenota online farmaci. Farmacia resta interlocutore leader


Scende del 5% l'investimento degli stakeholders dell'informatica in sanità in Italia e azzera la ripresina del 2015; lo scorso anno sono stati spesi 1,27 miliardi pari all'1,1% del Fondo sanitario nazionale in app per la salute messe a disposizione dal Servizio sanitario, telemedicina, amministrazione digitale. Poco meno di un decimo degli investimenti delle Asl (che sono stati 850 milioni in tutto contro 930 dell'anno prima) si è concentrato sulla cartella clinica digitale, scommessa senza precedenti; altra puntata il fascicolo sanitario elettronico. Per il resto, a fronte di un ulteriore "disimpegno" di Regioni (310 milioni di euro spesi contro 320 del 2015) e del ministero della Salute che ha speso 16,6 milioni contro 18 dell'anno prima, solo i medici di famiglia hanno incrementato le loro spese fino a 72,3 milioni, dai gestionali al cloud alle app per comunicare con i pazienti. I dati vengono dall'indagine dell'Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico presentata a Milano ieri, che si focalizza su tre panel in particolare: medici internisti, medici di famiglia e cittadini. Di particolare interesse l'uso del "bit" che fanno i cittadini. Sono state poste tre domande sui servizi chiesti al digitale: molto forte la richiesta di dispositivi indossabili per misurare la performance via smartphone, braccialetti etc. Un italiano su cinque ne dispone o li vuole. Un'indagine parallela su 132 associazioni di cittadini in corso all'Istituto Mario Negri conferma che ne dispone il 10,33% degli italiani, percentuale doppia di francesi e tedeschi. Siamo il secondo mercato dopo gli Usa. Ma mentre il mercato "wearable", che interessa principalmente i giovani, tende a saturarsi, si arricchisce il novero di chi si rivolge al Pc per avere informazioni sulla propria salute, ma non in sostituzione del medico se non per una percentuale irrisoria, bensì in aggiunta. Un 22% tra l'altro evita il pc proprio perché preferisce parlare solo con i medici e tale percentuale aumenta in relazione all'età. L'informazione forse più importante è quella che sia vecchi sia giovani danno quando si chiede loro se gradirebbero il servizio di consegna farmaci a domicilio previa prenotazione online: il "sì" riguarda solo un 36% dei pazienti, e la percentuale scende proprio tra le generazioni più vecchie tra cui sarebbe più facile in teoria trovare chi meno vuol spostarsi.

Dalla presentazione di Emanuele Lettieri responsabile scientifico dell'Osservatorio emerge che il 92% di quel 36% di cittadini che "vota" per avere i farmaci a casa lo fa per risparmiare tempo e non è un habitué dell'acquisto di servizi online; invece, il 72% di quel 64% di cittadini che dice no, lo fa perché considera prioritario il contatto con il farmacista e non si fida della distribuzione di farmaci a domicilio. Afferma il medico di famiglia Fimmg Paolo Misericordia, responsabile informatico del sindacato: «In realtà chi più utilizza i servizi sanitari più sa che il pc e il mezzo informatico non danno le risposte del professionista, non possono sostituirlo». Ospite dei lavori era Massimo Casciello responsabile digitalizzazione del Ministero della Salute, che ha confermato come un ruolo nella stagnazione del mercato del digitale per la sanità potrebbero averlo rivestito i rallentamenti dovuti all'introduzione del nuovo codice degli appalti e ha confermato un investimento del governo da 21 milioni nella cartella clinica elettronica unificata e uno stanziamento complessivo da oltre 25 milioni per l'interconnessione dei fascicoli sanitari elettronici dei cittadini.


Mauro Miserendino

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