Politica e Sanità
08 Maggio 2017Tanti gli impatti dall'ingresso del capitale sul sistema e tra questi, come mostrano alcune esperienze europee, un'accelerazione nel processo di aggregazione delle farmacie, ma anche di concentrazione dei distributori intermedi. Se ci sono stime secondo cui circa il 20% delle farmacie potrebbe diventare parte di catene di proprietà, anche le catene virtuali saranno interessate da processi di rafforzamento e riorganizzazione tanto che diventeranno soggetti in grado di competere ad armi pari con gli altri gruppi. È questa una delle riflessioni che è emersa dal convegno "Autonomia imprenditoriale e sistema evoluto di rete" organizzato da Federfarma Servizi sabato nell'ambito di Cosmofarma. «Che sia alle porte o meno, l'ingresso del capitale porterà una serie di impatti sul sistema» spiega Giorgio Cenciarelli, Director Suppliers Services di IMS Health. «Secondo le nostre stime, nei prossimi due anni circa il 20% delle farmacie italiane, vale a dire circa 3500-4000 presidi, potrebbero diventare parte di catene di proprietà. Da questo processo deriverà una conseguente riduzione di clienti per i distributori intermedi e un'accelerazione del fenomeno della concentrazione. Così come un'accelerata la subiranno anche le catene virtuali. Abbiamo stimato che oggi in Italia circa 6500 farmacie sono in qualche modo aggregate in reti, ma sono poche le reti che hanno messo in campo strumenti e modelli che realmente le facciano identificare come catene. Ma con i cambiamenti alle porte è certo che le catene virtuali diventeranno soggetti in grado di competere ad armi pari rispetto alle catene di proprietà, come mostrano esempi in Europa».
Per quanto riguarda i trend oltreconfine «circa il 50% delle 210mila farmacie presenti in Europa sono indipendenti; il 17% sono catene di proprietà e il 30% virtuali. Per quanto riguarda le catene di proprietà, oltre la metà ha più di 50 farmacie. Le proprietà di queste catene sono grandi distributori internazionali e possono essere catene del mass market, finanziarie, come anche attori nuovi. Di queste catene, i tre grandi proprietari internazionali che già oggi detengono le fette più grandi del settore sono Phoenix, Celesio, Alliance Healthcare che si propongono sia come catene di proprietà e sia come catene virtuali. Un dato di prospettiva arriva dal nord-est europeo dove il processo di liberalizzazione è una realtà già da molto tempo: nei 17 Paesi, il 57% delle farmacie sono oggi in catene di proprietà e se a queste si aggiungono le catene virtuali si arriva a quota 78% di farmacie aggregate. Il rimanente 22% sono farmacie indipendenti, che però dai nostri dati stanno mostrando cali di profitto». Uno sguardo sull'Italia, arriva da Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi: «I cambiamenti in atto, in primo luogo per il Ddl concorrenza, mostrano che è necessario mettere in campo iniziative concrete e agire insieme e, devo dire, nel nostro settore c'è una consapevolezza che non immaginavo e che mi ha fatto piacere riscontrare in molti soggetti. In questa direzione, noi cooperative e società di farmacisti, ma anche come Associazione di rappresentanza, abbiamo il dovere e la responsabilità di costruire un modello che possa essere di autonomia e indipendenza per il futuro della farmacia, anche in presenza di catene di proprietà. Sarà poi compito delle farmacie seguire le strade più idonee proprio per realizzare questo obiettivo». Rispetto all'aggregazione, «quello che riscontro» è intervenuta anche Annarosa Racca, presidente di Federfarma, «è che molti colleghi sono disorientati e quello che fino ad ora è mancato è una bussola. Possiamo sottolineare ai colleghi la necessità di aggregarsi, ma quando si tratta di fare una scelta concreta credo sia opportuno fornire anche strumenti di orientamento, un supporto perché non si cada in certe reti di cui abbiamo poi visto gli esiti. Quello di cui c'è bisogno è una guida e noi, insieme, Federfarma e Federfarma Servizi, abbiamo gli strumenti per aiutare i colleghi. Abbiamo appena presentato il brand della farmacia dei servizi e in questa direzione penso a una sorta di certificazione di garanzia, che venga da Federfarma e Federfarma Servizi. Credo possa essere quel passo in più, quella spinta per i colleghi». Francesca Giani
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