Politica e Sanità
26 Maggio 2017Dopo più di 40 anni cambia lo standard di cura in prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule in fase avanzata, finora rappresentato dalla chemioterapia: con pembrolizumab, terapia immuno-oncologica che ha appena ricevuto la rimborsabilità dall'Aifa, a 1 anno, il 70% dei pazienti trattati che esprimono uno specifico biomarcatore è vivo, contro il 50% dei pazienti con chemioterapia. È quanto hanno spiegato oncologi e anatomo-patologi in una conferenza stampa svolta a Milano. Nello studio che ha condotto all'approvazione della molecola in prima linea (su più di 300 persone), oltre ai dati di sopravvivenza, sono stati osservati un 40% di riduzione del rischio di morte e un 50% di riduzione del rischio di progressione della malattia nei pazienti trattati con pembrolizumab ed è risultata triplicata la sopravvivenza libera da progressione di malattia che, a 1 anno, raggiunge il 48% rispetto al 15% con chemioterapia. «È un'arma che si affianca a quelle tradizionali» ha spiegato Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) «un passo in avanti verso la sconfitta o la cronicizzazione della malattia. La rimborsabilità autorizzata dall'Aifa conferma l'impegno a supportare l'innovazione in un'area con significativi bisogni clinici insoddisfatti».
Con pembrolizumab ha aggiunto Filippo de Marinis, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica all'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano «si amplia il concetto di medicina di precisione». La sua efficacia, ha spiegato l'esperto, si basa sull'espressione del biomarcatore, Pd-L1, che permette di scegliere il trattamento giusto per il paziente giusto: «Il 75% dei pazienti con istotipo non squamoso e tutti quelli con istotipo squamoso in fase metastatica, che oggi in prima linea sono trattati con chemioterapia, potranno trarre importanti benefici dall'immuno-oncologia se rispondono a determinati criteri». È stato infatti dimostrato, hanno spiegato gli esperti che pembrolizumab è più efficace della chemioterapia tradizionale quando la proteina PD-L1 è espressa a livelli elevati, in misura uguale o superiore al 50% delle cellule tumorali ed è quindi «necessario determinare immediatamente il livello di espressione di PD-L1, cioè al momento della diagnosi della malattia in stadio IV non operabile».
L'immuno-oncologia rappresenta un'opzione importante anche in seconda linea, ha sottolineato Andrea Ardizzoni, Direttore dell'Oncologia Medica al Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna e Ordinario di Oncologia all'Università degli Studi Alma Mater di Bologna: «Lo studio di riferimento ha dimostrato che pembrolizumab è superiore alla chemioterapia tradizionale usata in seconda linea quando il tumore esprime livelli di PD-L1 uguali o superiori all'1%. Quindi la molecola funziona anche in condizioni di minore espressione di questo bersaglio molecolare. Senza dimenticare che grazie all'immuno-oncologia vi è una percentuale di pazienti più alta che presenta una riduzione del tumore con un conseguente miglioramento dei sintomi e della qualità di vita. Non si può parlare di abbandono della chemioterapia nel trattamento del polmone perché è ancora in grado di svolgere un ruolo specifico. Però oggi abbiamo un'arma in più, l'immuno-oncologia, che in determinate situazioni può costituire un'alternativa importante al trattamento chemioterapico». Plauso all'Aifa per la decisione arriva da Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato Msd Italia: «Sulla base degli incredibili risultati clinici di questa molecola, l'Aifa ha fatto sì che i pazienti italiani potessero avere a diposizione in tempi record la prima opzione terapeutica immuno-oncologica, in prima linea, per questa tipologia di tumore. Sapere che, dopo oltre un secolo di tentativi degli scienziati, sia stata la ricerca scientifica Msd a concretizzare finalmente questa nuova opportunità per i pazienti non può che spingerci a perseverare nel nostro impegno quotidiano».
Simona Zazzetta
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