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Politica e Sanità

08 Giugno 2017

Farmacista di famiglia, Schito: sperimentazione in Toscana con integrazione farmacia-Case della salute


Il farmacista di famiglia, più che una provocazione o una chimera irrealizzabile, è una figura che in altri paesi sta prendendo una forma concreta e porta in sé una rivoluzione copernicana dei rapporti tra farmacista e sistema sanitario, tra farmacista e paziente con risvolti economici risolutori. Questa la riflessione proposta in un editoriale di Francesco Schito segretario generale Assofarm, con un palese riferimento al tema più ampio della presa in carico del paziente, che si sta concretizzando in una sperimentazione, in partenza in Toscana, di un nuovo sistema di integrazione della farmacia nel lavoro delle Case della salute. Nei giorni scorsi, spiega Schito il delega­to toscano di Assofarm Alessio Poli ha incontrato il direttore generale della Usl Toscana Sud Est Enrico Desideri che si è dichiarato «immediatamente disponibile a sperimentare sul proprio territorio le frontiere più avanzate di pharmaceuti­cal care».

Il 16 giugno prossimo ci incontreremo di nuovo per definire su quali indicatori lavorare per sperimentare un nuovo sistema di integrazione della farmacia nel lavoro delle Case della Salute. Obiettivo della sperimentazione è «verificare l'applicabilità nel contesto italiano di modelli già di successo in altri paesi europei. Mo­delli che superano l'approccio italiano della remu­nerazione mista (sui quali in cinque anni l'unica cosa che è realmente emersa è il sostanziale disinteresse delle Regioni ad applicarlo) e che realizzano un nuovo rapporto tra farmacista e paziente». Schito spiega che il modello di riferimento è il Belgio «che più di ogni altro emancipa il farmacista dal ruolo di venditore di prodotto-farmaco e sempre più incentra il suo ruolo nel rapporto consulenziale al paziente». E chiarisce: «Sta nascendo la figura del Farmacista di riferimento: ai pazienti affetti da malattie croniche viene assicurato il diritto di scegliere liberamente il professionista che prenderà in carico la loro terapia farmacologica e gestirà, in partner­ship col medico curante, il loro Dossier Medico Globale. Si crea insomma una relazione virtuosa tra remunerazione e rapporto farmacista-pa­ziente: ognuno di queste due elementi sostiene e realizza l'altro.

È solo grazie ad un sistema di remunerazione incentrato sulla relazione che è possibile realizzare un rappor­to paziente-farmacista (da notare il fatto che la riforma belga parla di farmacista e non di farmacia) molto simile a quello che in Italia esiste tra cittadino e medico di medicina generale. Come del resto è solo a partire dalla libertà di scelta del paziente che ha senso immaginare un sistema remunerativo calcolato in ragione del numero dei pazienti seguiti da ogni professionista. Difficile quindi immaginare un sistema che più di questo possa realizzare la presa in carico del paziente. Il tutto sostenuto da elementi di efficienza economica e di sicurezza sanitaria con orientamento al risultato e collaborazione tra medico e farmacista». «Vorremmo realizzare qualcosa di simile a tutto ciò anche nel nostro paese» dichiara Schito «Farmacista di famiglia è il termine che ci appare più appropriato. La ragione è ovvia: le similitudini tra la nuova figura del farmacista così come sopra descritta e il medico di famiglia del nostro Ssn sono evidenti». Secondo Schito queste riforme renderebbero l'atteso nuovo modello di remunerazione così come impostato in Italia nell'ormai lontano 2012, meno "nuovo": «Non possiamo disperdere tempo ed energie nel tentativo di realizzare una riforma già obsoleta, né affaticarci troppo nel considerare questa sfida alla portata di tutte le farmacie italiane. È evidente che un farmacista di famiglia così immaginato avrà bisogno di maggiore formazione, di infrastrutture tecnologiche, di spazi e orga­nizzazioni adeguate. Non sarà mai un modello alla portata di tutte le farmacie italiane. Riteniamo che quelle farmacie che intendono seguire una strada più commerciale siano libere di farlo non per questo saranno meno farmacie di altre. Ma non si può ostacolare un modello di sviluppo e di efficientamento dei rapporti SSN-farmacie per il solo fatto di rimanere incagliati in visioni unitarie e monolitiche del modo di essere farmacie». E chiude sottolineando: che le farmacie comunali italiane sono pronte ad iniziare questo cammino, lo dimostra la for­za propositiva della nostra federazione, la qualità dei nostri programmi formativi, i livelli di soddisfazione dei nostri utenti».
Contestualmente, la direzione dell'Azienda Usl Toscana Sud e sottolinea che l'intenzione di lanciare il progetto «sul nuovo ruolo delle farmacie pubbliche e private per migliorare il raccordo con la sanità pubblica è rivolta sia ai rappresentanti delle farmacie pubbliche sia a quelli delle farmacie private. Spetterà poi alle singole farmacie, la volontà di aderire a tali proposte, con la massima libertà che sta alla base di tutti i progetti fino ad oggi condivisi».

Simona Zazzetta

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