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Politica e Sanità

16 Giugno 2017

Omeopatia in affanno: mancate proroghe a dossier e anarchia su formazione medici


«Chiusura o scarsa attenzione verso l'omeopatia? Tutte e due? Può essere. Di certo in Italia non abbiamo mai brillato da 70 anni a questa parte per aperture verso le medicine non convenzionali, beninteso le stesse per le quali in Germania o Inghilterra le terapie sono rimborsate ed esistono strutture ospedaliere ad hoc». Dario Chiriacò, presidente dell'Ordine dei Medici di Rieti, medico omeopatico da 38 anni ed esperto di medicina non convenzionale (ha portato la sua esperienza anche in Fnomceo) parla del gap tra mondo medico e legislazione in Italia in tema di omeopatia. Mentre gli ordini inaugurano registri dei medici omeopatici, e formalizzano le commissioni al proprio interno sulle medicine non convenzionali, in Italia l'omeopatia è al palo: il ministero della Salute ha negato alle industrie, almeno fin qui, la proroga per la presentazione dei nuovi dossier attestanti le prove di efficacia dei principi attivi in commercio che entro questo mese andranno quindi spediti all'Aifa. Omeoimprese ha lanciato l'allarme; entro giugno, solo per 7 mila principi attivi sui 13 mila in commercio si potranno presentare dossier redatti secondo le nuove regole.

Potrebbero essere esclusi principi di comune prescrizione tra i medici omeopatici, ed è possibile un crollo di fatturato di 90 milioni - un terzo circa - per l'industria omeopatica italiana. Sono scesi in campo rappresentanti di sindacati medici come Domenico Careddu, coordinatore del board scientifico sulle medicine complementari della Fimp, e assessori come il lombardo Giulio Gallera che ha chiesto al governo dalle pagine dei giornali una proroga di almeno sei mesi per presentare i dossier. La commercializzazione dei farmaci è una delle poche certezze "legali" del mondo omeopatia in Italia. Manca ad esempio una regolamentazione della disciplina. Sul fronte della formazione dei medici, le regioni sono ferme e i disegni di legge nazionali pure, come emerso dopo il caso del medico riminese accusato per la morte di un bambino curato con l'omeopatia, la cui otite si era complicata (il caso è all'esame dell'Omceo Ps in questi giorni). All'inizio della legislatura il senatore M5S Maurizio Romani propose un disegno di legge istitutivo del registro nazionale dei praticanti l'omeopatia, una commissione al Ministero della Salute per sorvegliare sugli iter formativi dei medici, e master triennali con 350 ore di teoria e 100 di pratica e non meno di 10 docenti con esperienza ultraquinquennale.

Oggi la bozza è ferma. «Non credo ci sia un clima peggiorato verso l'omeopatia rispetto alle "secche" degli scorsi decenni, né credo sia colpa dei ministri, ma la disattenzione tutta italiana c'è. Mentre 5 milioni di italiani e tanti altri milioni ni di cittadini dell'Unione Europea si curano con le discipline non convenzionali, qui, a fronte di 50 proposte di legge sulle medicine non convenzionali, molto eterogenee, abbiamo visto uscire pochi provvedimenti. Le conquiste sono senza dubbio state fatte grazie alla Fnomceo, dal 2002 a Terni - quando c'è stata la prima grande presa di posizione - fino ai documenti del 2009 e del 2012 e alla conferenza stato-regioni del 2013 che impose una serie di normative volte a disciplinare la formazione del medico omeopata. Ma almeno 15 regioni su 21 non hanno fatto assolutamente nulla». Le cose stanno così: a inizio primavera solo Puglia, Piemonte, Trentino e Lombardia avevano ratificato l'accordo puntuali. Si rischia di avere medici specialisti ricercati in una regione e impossibilitati a praticare appena varcato il confine. Rispetto all'accordo del 2013 ci sono poi regioni e persino singoli ordini che hanno allargato il novero dei registri. In Trentino la legge 16/2010 riconosce la Medicina Antroposofica. «Si deve ripartire da un impegno comune e norme omogenee», dice Chiriacò. «Il medico che pratichi terapie non convenzionali, nell'ambito previsto dall'articolo 35 del Codice Deontologico (quindi mai sottraendo il paziente a terapie d'efficacia validata) deve poter certificare la sua preparazione senza differenze con i colleghi del resto d'Europa».


Mauro Miserendino

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