Politica e Sanità
28 Giugno 2017È ormai imminente: il 30 giugno scade il termine entro cui le aziende produttrici dovranno far pervenire all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) i dossier per richiedere l'autorizzazione alla commercializzazione dei medicinali omeopatici. Alla fine del 2018, l'Aifa dovrà accettarle o respingerle, determinando così un forte cambiamento nel settore.
Tra i timori e le speranze, la presidente della Società italiana di omeopatia e medicina integrata (Siomi) Simonetta Bernardini, sceglie di privilegiare gli aspetti positivi che ne seguiranno: «nel momento in cui l'Agenzia del farmaco ci dice che i medicinali sono sicuri e privi di effetti tossici, noi medici siamo molto contenti; io credo che a questo punto la cosa importante sia avere da Aifa i parametri chiari della registrazione dei farmaci, vale a dire avere l'elenco dei farmaci che sono stati registrati correttamente e quindi sono di buona qualità e di provata non tossicità». Si profilano tuttavia possibili difficoltà per le piccole imprese del settore, alcune delle quali hanno chiesto un rinvio dei termini di consegna e gli stessi medici omeopatici prefigurano una riduzione dei medicinali che saranno disponibili.
«Le aziende - dice Bernardini - non registrano tutti i medicinali di cui disponevano per questioni economiche, anche se le spese di registrazione sono state ridotte moltissimo rispetto al primo decreto del precedente ministro della Salute, contro cui ci eravamo sollevati tutti». Il provvedimento è frutto del recepimento di una direttiva dell'Unione Europea e l'Italia si allinea dunque ad altri Paesi che hanno già istituito un iter analogo per la registrazione dei principi omeopatici. «La cosa in cui non ci si allinea - fa però notare Bernardini - è la durata dei tempi di registrazione, che in Italia vengono chiusi troppo presto rispetto ad altre nazioni europee; si sarebbero potuti mantenere dei tempi di registrazione più lunghi, per dar modo alle aziende di aggiungere via via altri medicinali oltre al nucleo presentato inizialmente».
Renato Torlaschi
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