Ddl concorrenza, da farmacie e parafarmacie giudizio negativo e senza appello
Da angolazioni opposte la conclusione cui arrivano farmacie e parafarmacie, commentando il testo licenziato ieri dalla Camera e prossimo all'approdo per la quarta lettura in Senato, è la stessa ed è negativa e senza appello. Marco Cossolo, presidente nazionale di Federfarma parla di «sconfitta per tutti» e ribadisce la netta contrarietà delle farmacie verso l'apertura della titolarità al capitale. «È evidente» spiega «che il rischio di concentrazione nelle mani di grandi gruppi che avranno la possibilità di accedere alla proprietà delle farmacie possa dare condizioni commerciali che indirizzano il mercato in una direzione piuttosto che un'altra magari a discapito di un farmaco rispetto ad altri che la grande distribuzione ritiene maggiormente convenienti». E sui capitali si sofferma anche l'analisi del presidente della Federazione nazionale parafarmacie italiane, Davide Gullotta per il quale il Ddl appena approvato «piuttosto che favorire la libertà professionale regala un mercato chiuso ai grandi capitali esteri». Il presidente delle parafarmacie esprime la sua preoccupazione per «la realtà che un giovane farmacista si trova di fronte se vuole fare il proprio lavoro e può contare solo sulla propria voglia di intraprendere e la propria preparazione: i Farmacisti delle Parafarmacie» continua Gullotta «sono abbandonati da anni al proprio destino mentre tutto quello che chiedevano era semplicemente fare il proprio lavoro». Ed è senza appello anche la valutazione del Movimento nazionale liberi farmacisti che parla di «legge in favore di lobby e corporazioni» e di «netto peggioramento del livello pro concorrenziale, con la rinuncia a 500/900 milioni anno di risparmi per i cittadini». Per Mnlf il «monopolio delle farmacie italiane si sta per trasformare in un oligopolio senza ombra alcuna di concorrenza». E «vero e proprio oligopolio» sarà anche per Ivan Giuseppe Ruggiero delle Libere parafarmacie italiane «che nuocerà al servizio di assistenza farmaceutica e pregiudicherà autonomia e indipendenza della professione». Il presidente Lpi con il provvedimento si permette «alle multinazionali di fare da padrone. SI è preferita la logica commerciale a quella professionale» aggiunge.
Marco Malagutti
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